Cinema

Steve Jobs torna al cinema

Giorgio Raulli
21 gennaio 2016

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È il 1984, quando Steve Jobs (Michael Fassbender) e il suo braccio destro Joanna Hoffman (Kate Winslet) sono alle prese con il lancio del Macintosh 128K; ai problemi tecnici e all’organizzazione della presentazione ufficiale, si aggiungono le tensioni personali legate alle pressioni sulla paternità della piccola Lisa, avuta con Chrisann Brennan (Katherine Waterston). Saltiamo al 1988, quando Jobs, a capo della NeXT dopo essere stato estromesso da Apple, prepara il lancio del NeXT Computer. Anche stavolta è alle prese con Lisa e sua madre, con le mille incertezze sul futuro della nuova azienda, oltre ai rancori tutt’altro che sopiti con il CEO di Apple Sculley (Jeff Daniels). Nel ’98 Jobs, tornato alla Apple, è in procinto di presentare al mondo il nuovo Mac; ancora una volta si confronta con tutte le persone importanti della sua vita, soprattutto Lisa, ormai cresciuta.

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Danny Boyle, partendo dalla biografia autorizzata Steve Jobs scritta da Walter Isaacson e pubblicata nel 2011, ha costruito un film molto semplice e lineare, diviso in tre parti significative. La pellicola non si propone, come un classico biopic farebbe, di seguire la nascita e la formazione di un uomo diventato icona del progresso, ma piuttosto vuole affidarsi a brevi momenti della sua vita per fotografare il suo intimo, il suo carattere. Una scelta efficace quella di passare in secondo piano le grandiosità dei progressi tecnologici e culturali, e di porre l’attenzione sull’uomo, in particolare nel suo rapporto personale (non era mai davvero strettamente lavorativo con i suoi collaboratori) con gli altri.

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Il regista, che in tutti i suoi film più noti ci ha abituati a grandiosità sceniche, stavolta quasi si trattiene: non ne risente la costruzione delle immagini, accuratissima, né la narrazione filmica, che procede con quei guizzi particolari che aiutano lo spettatore ad entrare sempre in una dimensione onirica; l’attenzione però è tutta sul protagonista e sulla sua natura. Dialoghi e situazioni ce lo presentano come un uomo duro, un genio, passionale ma al contempo freddo e distaccato, una persona che ha sofferto e che si è costruito una vita con molta difficoltà. Il quadro che ne viene fuori è quello di un uomo controverso, egocentrico e burbero.

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La semplice idea di Boyle di sintetizzare la vita di Steve Jobs in tre atti praticamente identici l’uno all’altro, per struttura, eleva il personaggio di Jobs ad un livello quasi letterario, protagonista di quei romanzi e quei racconti in cui il confronto con sempre gli stessi personaggi viene spalmato nel tempo, mostrando al lettore (e allo spettatore nel nostro caso) l’evoluzione di tutti i personaggi, come anche del contesto in cui si muovono. Centrale è il ruolo della della figlia Lisa, che rappresenta forse il vero fil rouge del film.

Ottimo il cast, che include anche Michael Stuhlbarg nei panni dell’ingegnere Hertzfeld e Seth Rogen, che interpreta l’informatico Wozniak, co-fondatore di Apple insieme a Jobs; la pellicola ha anche ottenuto due candidature agli Oscar, per il Miglior attore protagonista (Fassbender) e per la Miglior attrice non protagonista (Winslet). Steve Jobs è nelle sale italiane dal 21 gennaio.


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