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Stile garçonne: Marlene

staff
8 dicembre 2011


Crescendo lo stile cambia e si evolve seguendo le trasformazioni insite nella persona che le vive.
Io da ragazzina ero molto bon ton, molto girly. Mi piaceva esser femmina. Adesso le cose sono decisamente cambiate, e non solo per quanto riguarda il mio look. Crescendo si acquisisce una maggiore consapevolezza del proprio corpo, del proprio essere, delle proprie peculiarità, delle proprie stravaganze (e io vi assicuro che ne ho molte!). A tutto questo va aggiunta anche la scoperta che per essere sereni è importante esser indipendenti – anche se temo di esserlo diventata un po’ troppo, a dire il vero!
Essendo sentimentalmente più disincantata, essendo aumenta vertiginosamente la mia dose di cinismo ed evitando smancerie inutili, anche il mio stile ha seguito la mia “mascolinizzazione”. Ovviamente ogni tanto ci sono giornate in cui indossare un vestito nero e aderente in pizzo mi piace ancora, ma devo dire che ultimamente queste giornate
stanno diventando sempre più rare. Sono sempre stata un’amante di camicie, giacche ben strutturate e abiti minimal, anche quando non andavano di moda.
Quattro anni fa, sono stata tra le prime ad acquistare un paio di francesine maschili e ricordo qualche occhiata curiosa lanciata ai miei strambi calzari! Ora sono un must have da fashioniste omologate e io le indosso molto meno. Pare che la mia naturale predisposizioni per lo stile garçonne adesso sia diventata tendenza.
A questo proposito, non posso non raccontarvi quanto mi è capitato la settimana scorsa. Un noto atelier vintage di Bari, “1900”, mi ha contattata per propormi di vestire i panni di Marlene Dietrich durante una sfilata un po’ sui generis. Questo perché a Bari, per la prima volta, quest’anno si è inaugurato il Queer Fastival: evento durante il
quale, tramite performance, film, mostre e retrospettive, si è cercato di indagare sulle differenze di genere e su quanto queste siano insite in noi o esasperate dalla società e dalla cultura dilagante. Un tema molto delicato e profondo. “Quanto c’è di queer in ognuno di noi?”.
Questa è la domanda che ho letto nella presentazione dell’evento; ho deciso di non tirarmi indietro e accettare l’offerta. Devo ammettere che il fatto di dover interpretare la superlativa Marlene ha contribuito alla mia decisione di mettermi in gioco.
Non sono riuscita a farmi cavare i molari per l’occasione, ma in compenso in un’oretta mi sono trasformata in lei, con trucco, parrucco e abiti. Uno smoking nero, un po’ di bordeau sulle labbra dai contorni ben definiti, i capelli raccolti, le ciglia finte, una camicia bianca, un po’ di polvere di riso e una cravatta a pois in seta…et voilà Marlene. Dovevo sfilare su una sua celeberrima canzone “Non andare via”, struggendomi per amore. L’ho presa, in realtà, come una sorta di legge del contrappasso: io che ho fatto soffrire, adesso soffro e lo faccio pubblicamente, vestita da uomo e sottoponendomi al giudizio degli spettatori. Abbandonandomi (scenicamente!) ad un bacio saffico con la mia Edith Piaf.
Quali sono i confini tra l’uomo e la donna? Fisicamente lo sappiamo, ma mentalmente? Psicologicamente? Dove finiamo noi e dove iniziano loro? Essere gay, essere uomini, essere donne, essere lesbiche? Si tratta di differenze? O di uguaglianze? E che significa esser diversi?
Diversi da che? Uguali a chi? Noi a Bari ci abbiam riflettuto, insieme, attraverso l’arte, la trasgressione di Marlene e la bellezza femminea di Rodolfo Valentino.
Ma pare che anche nel fashion system odierno i confini tra i sessi stiano scomparendo. Aumentano giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, le maison che propongono sulle loro passerelle collezioni unisex, capi sia da uomo che da donna, giacche, cravatte, cardigans, addirittura total look. Un intero servizio su Glamour di questo mese
era dedicato alle collezioni “per entrambi”, ai capi da scambiarsi tra fidanzati. E io non posso non dirmi felice.
Benchè al momento non ci sia un boyfriend al quale rubare le camicie per reinventarle addosso a me, ho pur sempre un papà. E per oggi, avergli sottratto un paio di gemelli e una sciarpa check, mi sembra sufficiente. Concludo dicendovi che mi è stato fatto presente che una bella donna dallo stile garconne possa risultare anche molto attraente.
Pare dunque che il nostro sexappeal non ne risentirà. Buon per noi!
Vi mando un bacio, e questa volta non saffico,

 

St.efania