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Cinema

Still Life, un immenso inno alla vita

Sarah Elisabetta Scarduzio
20 dicembre 2013

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John May è un uomo sensibile, silenzioso e riservato che svolge un impiego insolito: si occupa di ritrovare i parenti delle persone che sono morte in solitudine.

Adempie con grande rigore e scrupolosità al suo lavoro, mettendoci anche molta passione, e là dove non riesce a rintracciare più alcun conoscente, amico o qualcuno che desideri essere presente alla funzione funebre, se ne occupa personalmente, partecipando ad ogni cerimonia e preoccupandosi di ogni particolare.

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Quando John sfoglia pagine di album di famiglia ritrovati nelle case abbandonate, vediamo fotografie di volti che in silenzio parlano delle loro storie e delle loro vite; ci si sente vicini a quelle persone rimaste senza nessuno per lungo tempo.

Ma un giorno, il nuovo capo, giovane e arrogante, a causa dei tagli nel settore decide di fare a meno di John e lo licenzia. Così al protagonista, che con impegno ha dedicato più di vent’anni della sua vita a questo compito, viene dato solo il tempo di risolvere l’ultimo caso per poi chiedergli di lasciare il suo ufficio.

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Il regista italiano Uberto Pasolini scrive e dirige un film particolare e raro. Insieme al protagonista Eddie Marsan, Pasolini pone lo spettatore di fronte al vuoto della solitudine e dell’emarginazione che divora l’animo umano, che ha necessità di affetto e calore per sopravvivere, fa guardare negli occhi la paura buia del nulla, ma lo fa con dolcezza estrema. Parla alle nostre coscienze, porta a ridimensionare se stessi, il nostro ruolo nel mondo e quello che siamo, ci invita a riflettere sui rapporti che ci legano agli altri e quale importanza diamo loro, quali siano le nostre priorità e quali i valori che attribuiamo alle cose.

E ci si chiede se tutto può davvero finire così, senza neanche una persona accanto che conservi con tenerezza il nostro ricordo.

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Una storia poetica, che vivi mentre osservi le immagini perfette, mentre stai in ascolto, che emoziona e resta con te quando lasci la sala cinematografica.

Da ammirare, questa piccola opera d’arte.

Sarah Elisabetta Scarduzio


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