Letteratura

Sulle tracce della diva: speciale Marilyn Monroe

staff
15 luglio 2012

A cinquant’anni dalla sua tragica scomparsa, Marilyn Monroe non ha mai smesso di recitare agli occhi del mondo la parte della diva, della bionda sensualissima – e un po’ svampita – che si accompagnò al suo successo cinematografico. Legata a un’immagine che già in vita le appariva ormai, come testimoniato da molti suoi conoscenti, una condanna più che un vanto.
Da Norma Jeane Baker, alla bomba Marilyn, fino alla dimessa Zelda Zonk nella quale l’attrice decise di trasformarsi negli ultimi anni di vita, per riprendersi il proprio spazio privato lontano dalle intrusioni di media e pubblico. Sono i molti volti di un personaggio di culto del secondo Novecento, protagonista della storia del cinema, di trasformazioni culturali, amica e amante di uomini influenti – bisogna ricordare i suoi matrimoni con Joe Di Maggio e Arthur Miller, nonché la sua celebre storia con J. F. Kennedy e poi quella con Bob? –  una figura esibita, che pure porta ancora molti tratti di una maschera che non si è mai riusciti a comprendere.
Nell’anno in cui il Festival di Cannes ha ricordato il cinquantenario della sua morte scegliendola come immagine per la sua 65a edizione, sono molte le occasioni per omaggiare o ripensare alla folgorante e drammatica esperienza di Marilyn. Una può essere quella di avvicinare la sua figura attraverso la grande bibliografia a lei dedicata.

 

A chi dare la parola per prima, se non alla stessa Marilyn? L’autobiografia della diva ha una storia piuttosto travagliata: scritta nel 1954 a quattro mani, pubblicata negli Stati Uniti solo nel 1974, a ventidue anni dalla scomparsa, “La mia storia” vede la luce in Italia un paio di anni fa, per i tipi di Donzelli. In realtà, più che le mani, la Monroe ci mise la voce; fu Ben Hecht a fare da ghostwriter e a trarre dai ricordi e dalle confessioni dell’attrice questo volume di memorie – e nella prima edizione il suo nome non figurò nemmeno in copertina. Al di là delle controversie editoriali, l’autobiografia resta autentica, e Norma Jeane – Marilyn racconta soprattutto la parte della sua vita meno conosciuta e le sue sofferenze. L’infanzia sbalzata da una casa-famiglia all’altra, i primi successi, il mondo affascinante di Hollywood e tutto lo sporco che si nasconde dietro la sua facciata luccicante. Fino a una riflessione spaventosamente profetica: “Ero il tipo di ragazza che trovano morta in una camera da letto con un flacone vuoto di sonniferi in mano”.

 

Per continuare sulla linea memorialistica, si segnala il volume pubblicato da Feltrinelli, “Fragments”, con prefazione di Antonio Tabucchi. Non più un discorso organico e meditato sulla propria vita, ma dei brandelli di pensieri strappati ai suoi appunti: poesie, lettere, ma anche liste della spesa. Un mondo interiore da sbirciare con le dovute cautele, per scoprire la passione letteraria che, soprattutto negli ultimi anni, coinvolse Marilyn e la portò verso i romanzi russi, piuttosto che all’“Ulisse” di Joyce. Oppure un modo per indagare l’interiorità tormentata di un’icona che si doleva di esserlo e viveva la lacerazione tra la propria figura pubblica e quella privata, che di certo soffriva della notorietà. Una Marilyn che esprime in segreto la propria sensibilità e il proprio dolore, come quando scoprì che Arthur Miller si vergognava di lei di fronte alla cerchia di amici.

 

Senza poi tralasciare i numerosi scatti che la vedono come protagonista. Anzi, su una diva come Marilyn Monroe, che fondò la sua carriera inizialmente sui servizi fotografici, le immagini hanno molto da dire. Coniuga storia e ritratti il massiccio volume TASCHEN, realizzato grazie alla collaborazione di Norman Mailer, uno dei biografi dell’attrice, e di Bert Stern, che si occupa della parte figurativa. Si tratta di un’edizione di lusso disponibile in un numero limitato di copie, e si nutre di due anime complementari: il testo di “Marilyn”, la biografia che Mailer scrisse nel 1973, e le celebri immagine del “Last sitting”, le fotografie che Stern scattò alla Monroe in un servizio per Vogue, appena sei settimane prima del 5 agosto 1962.
Il volume è pubblicato solo in lingua inglese, ma gli interessati potranno contare sulla recente edizione della biografia di Mailer, in libreria per Dalai dal 26 giugno.

 

Infine, merita una menzione speciale un volume pubblicato l’anno scorso con grande successo. “Vita e opinioni del cane Maf e della sua amica Marilyn Monroe” mescola romanzo, commedia sofisticata e racconto biografico. Per prima cosa, come è evidente,sposta l’accento della narrazione: Marilyn passa in secondo piano rispetto a Maf – diminutivo di Mafia Honey –, il cane che Frank Sinatra regalò alla diva nel novembre del 1960. Maf è un terrier maltese nato in Scozia, è coltissimo e, soprattutto, accompagna la sua padrona in ogni dove, negli ultimi due anni di vita. E allora il punto di vista della bestiola diventa un originale e curioso luogo di osservazione, competente e scaltro, della società americana legata al mondo dello spettacolo e della politica, nonché ovviamente della splendente e tragica figura di Marilyn Monroe.

 

Maria Stella Gariboldi


“La mia storia”, di Marilyn Monroe con Ben Hecht, Donzelli, pp. 222
“Fragments”, di Marilyn Monroe, a cura di Stanley Buchthal e Bernard Comment, prefazione di Antonio Tabucchi, Feltrinelli, pp. 272
“Norman Mailer / Bert Stern: Marilyn Monroe”, di Norman Mailer, Bert Stern, TASCHEN, pp. 278
“Vita e opinioni del cane Maf e della sua amica Marilyn Monroe”, di Andrew O’Hagan, Fazi Editore, pp. 325


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