Cinema

Super 8 di J.J. Abrams

staff
2 settembre 2011


Finalmente anche in Italia arriva dal 9 settembre nei nostri cinema “Super 8“, la nuova scommessa di due cineasti ben noti al pubblico: Steven Spielberg e J.J. Abrams; sono garanzia di tematiche particolari, “incontri ravvicinati del terzo tipo”, mondi impossibili, paradossali e allo stesso tempo conservatori. Nessuna scelta in “Super 8” appare casuale, a partire dalla data in cui la vicenda è ambientata: il 1979 segna la conclusione del decennio in cui il cinema classico Hollywoodiano lasciava spazio a nuove esperienze grazie ad autori come Coppola, De Palma, Scorsese e molti altri (tra i quali anche Spielberg). Il 1979 è pure l’anno dell’incidente alla centrale nucleare di Three Mile Island, quando si verificò la fusione parziale del nocciolo: un incubo di un fungo atomico che risveglia sempre il ricordo mai lontano della bomba di Hiroshima. Ed è proprio a un olocausto che va incontro la cittadina di Lillian, nell’Ohio, quando un gruppo di amici è testimone di un incidente ferroviario mentre sta girando un cortometraggio in super8 vicino i binari; strane sparizioni e misteriosi eventi iniziano ad avere luogo nella loro città li spingeranno a cercare la verità sugli oscuri avvenimenti che sconvolgono le loro vite. Una ragazzina di forte temperamento, il buono con un passato da superare, il nerd, l’aspirante cineasta, l’intellettuale e l’immaturo goffo e timido… Lo spettatore è attirato nel loro mondo da una candida ingenuità che, secondo lo stesso Abrams, trascina con sé anche la nostalgia «per un periodo in cui i ragazzi si divertivano un mondo a giocare con biciclette e con i trenini». Il regista riesce a dipingere una complessità umana con sagge scelte di inquadrature o di luci, facendo emergere una narrazione appassionante animata da personaggi altrettanto carismatici; anche la scelta di scavalcare la tecnologia 3D rivela un’intenzione (almeno non del tutto) commerciale. Creature ignote e pericolose sono un classico per Abrams, basti pensare al “mostro di fumo” di “Lost” o alla creatura di “Cloverfield”, un mezzo tramite cui prendono vita sentimenti dei protagonisti, come repulsione e paura, incertezza e disprezzo per ciò che è ignoto e misterioso; uniamo questo con l’attenzione che Steven Spielberg ha sempre avuto per i “mostri” dell’infanzia e otterremo un film sincero forte ed accattivante, una pellicola in “Super 8”.

 

Giorgio Raulli


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