Sport

SuperFill l’uomo valanga: una discesa storica

Riccardo Signori
16 marzo 2016
Peter Fill

Peter Fill

Tutto può succedere perfino nello sci italiano che, dopo averci abituati  a valanghe azzurre e rosa, negli ultimi decenni ci ha fatto gustare successi a piccole dosi. Peter Fill non è tipo da piccole dosi, carabiniere con quel tanto di Superman che non guasta, un po’ Hulk quando si lancia nel grido liberatorio della vittoria. Ed, ecco, appunto che il nostro si è infilato nella sua personale galleria del vento che lo ha portato a vincere la prima coppa del mondo di discesa libera. Un italiano non c’era mai riuscito: qui si fa la storia con SuperFill. Era dai tempi di Alberto Tomba che non parlavano di un azzurro in testa alla coppa del mondo.

Alberto Tomba

Alberto Tomba

 L’ultima gara , quella del dire a se stesso: “O la va o la spacca!” si è consumata a Saint Moritz fra brutte avvisaglie di tempo ed anche di sfortuna. Dominik Paris si è fatto male nelle prove della vigilia per un confronto del tutto inedito nella vicenda italiana: due atleti nostri a contendersi la coppa di discesa libera. Dominik ha gareggiato ma è finto al 19° posto.

 La libera è ancora la specialità che regala il brivido più intenso, la velocità come ragione di vita e talvolta di sopravvivenza. Peter Fill non è più un ragazzino, è nato a Castelrotto il 12 novembre del 1982, insegue i 36 anni, sulle neve è identificato come un polivalente. Certo un ragazzo dalla testa dura e i nervi saldi, visto che in discesa si rischia e quando ci si rompe poi si riprova a rischiare. Il caso suo, appunto. Come dice il cognome grande affinità con lingua e abitudine tedesca, vien più facile un “ja!” che un “si!”, dopo le scuole medie aveva cominciato a lavorare come carrozziere ed a frequentare una scuola professionale. Poi meglio darsi allo sci. Ne ha cavato buone soddisfazioni, l’unica medaglia italiana (argento nel supergigante)ai mondiali di Val d’Isere 2009, un bronzo in supercombinata ai mondiali di Garmisch nel 2011. Nel mezzo una rottura muscolare con tanto di operazione. Quest’anno il successo nella libera di Kitzbühel, una della gare che restano nella storia di ogni atleta. Segnali di una stagione a tutto sprint: quando scendi a 120 all’ora non sai mai quale sarà la ricompensa. Magari qualche osso rotto! Stavolta Peter, baffi e pizzetto a incorniciare il viso, leggeri quanto un passar di matita sulla pelle, ha sprigionato la sua arte guerriera con due sottili zattere ai piedi, quelle che fanno volare tutti gli sciatori.

 A Saint Moritz piazzamento da braccino corto, decimo posto, dopo aver passato metà gara in testa: decimo a 1”36 dal vincitore Beat Feuz. Fill ha chiuso la stagione con 462 punti, 26 di vantaggio su Aksel Svindal, rimasto davanti alla tv per l’infortunio che ha deciso la sua stagione. Ed anche quella del  nostro. Sul traguardo SuperPeter ha chiesto subito “E’ fatta?”. Partito per ultimo con il pettorale 22, doveva finire tra i primi 15: Jansrud e Theaux , i suoi rivali, scesi prima, non erano riusciti ad andare in testa. Ed allora il sospiro di sollievo con confessione anche a se stesso: “Sono stato fortunato con il meteo, perché le condizioni sono cambiate. Lo sono stato per tutta la stagione: non mi sono fatto male e ora ho questa coppa in mano”.  I campioni si misurano anche dalla fortuna, non solo dalla bravura. Quest’anno SuperFill era in buona compagnia e lo sport italiano celebra un’altra storia da mettere in bacheca.


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