Arte

Svezia e Italia unite nell’arte

Luca Siniscalco
6 luglio 2013

La scelta di approfondire la realtà artistica scandinava impone radicali conseguenze per il giornalista che sceglie arditamente di imbarcarsi nella difficile impresa. La necessità di evitare tanto una banalizzazione di una tradizione estetica vastissima quanto una eccessiva erudizione si unisce alle difficoltà di comprensione di una cultura esteriormente antipodica rispetto a quella italiana.
La terra dei ghiacci, dei vichinghi e dell’efficienza nordica si staglia imperiosa come monito di alterità ed apparente incomprensibilità di fronte alla penisola assolata che nel Mare nostrum da sempre è polo mediterraneo di dialogo fra stimoli greci, romani e saraceni.
A complicare il variegato quadro una constatazione: la presenza in Italia di numerose iniziative dedicate alla diffusione dell’opera di artisti scandinavi, svedesi in particolare. Da qui la nostra decisione di trattare la tematica prescelta attraverso un sintetico excursus fra quelle mostre dedicate in Italia ad artisti scandinavi: sarà forse l’orizzonte dell’arte contemporanea, campo di battaglia fra la categoria del Bello e lo sperimentalismo più spinto, a delineare un luogo di dialogo e confronto?

Cominciamo da una mostra particolare, in quanto dedicata all’antichissima, ma sempre più attuale e avanguardistica, arte del vetro. “Bertil Vallien 8 Rooms”, aperta al pubblico sino al 1 settembre 2013 presso il Palazzo Guinigi di Lucca, presenta agli spettatori circa sessanta opere in vetro realizzate da Vallien nel corso della sua carriera. L’affascinante materiale diviene stimolo per una riflessione sul rapporto fra opera e ambiente. L’artista plasma un affascinante itinerario in cui storia, dimensione temporale e ambito sacrale rifulgono nella loro aurea di mistero. L’originale tecnica di lavorazione del vetro a stampo inventata da Vallien corrisponde ad una precisa consapevolezza teorica: “Ci sono temi che ritornano continuamente nel mio lavoro – afferma l’artista – […] Come la forma della barca. Questa è importante per me come la tela lo è per il pittore. Un portatore di storie e ricordi. Faccio barche che naufragano attraverso i ricordi e i sogni. Le mie barche non richiedono latitudini per navigare, […] si dirigono verso gli orizzonti della fantasia. Una barca vetrificata, una per Mosè, una per un capo Vichingo.”

L’arte svedese come consapevole fruitrice delle bellezze italiche si mostra apertamente nell’esposizione “Sogni di Capri”, allestita all’interno del Café Casa Oliv dell’antica dimora-museo Villa San Michele ad Anacapri. Fino al 14 luglio sarà possibile ammirare le opere di Bengt Böckman, uno dei principali pittori e incisori della Svezia, amante dell’isola italiana da cui è stato a lungo ispirato e a cui ha dedicato numerosi lavori. Fra le 18 opere esposte, 11 acquerelli e 7 lavori grafici, serpeggia un’atmosfera onirica e trasognata, in cui il simbolo è preziosa chiave di lettura di una ricezione attenta, ma non naturalistica, della realtà esterna.
L’ambiente diviene condensazione materica di memorie, ramemmorazioni frammentarie e slanci interiori.

A Milano l’arte svedese approda grazie alla creatività di Kenneth Engblom, il quale partecipa a due diverse esposizioni. Le sue opere sono presentate sia nella mostra collettiva “So far so close” (3-21 luglio 2013,  La Casa delle Culture del Mondo), sia in una esposizione personale, a cura di Adelinda Allegretti e con il patrocinio dell’Ambasciata di Svezia (6 luglio-31 agosto 2013, Atahotel Executive).
La prima iniziativa intende mostrare al pubblico milanese uno spaccato dell’arte straniera, soprattutto mittleeuropea e nordica, per scandagliare orizzonti artistici inediti mostrando come la lontananza geografica spesso non incida sulla sintonia rispetto alla percezione del mondo e delle sue dinamiche.
La seconda mostra è dedicata interamente all’opera dell’artista oriundo di Stoccolma, capace nella serie di lavori presentati di coniugare la materialità del legno a un’intuizione creativa tesa fra l’astratto e il figurativo tradizionale.

Si definisce così un itinerario intrigante, una modalità d’approccio fra le tante possibili. Forse un errare che non conduce a una conclusione unica, certamente un viaggio arricchente nel suo stesso procedere.

Luca Siniscalco


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