Musica

“Swan lake reloaded”: l’espressione della danza tra classico e street dance

Alberto Corrado
8 marzo 2014

SWAN LAKE

“Swan lake reloaded”, fin dal suo debutto a Stoccolma nel dicembre 2011, è diventato un fenomeno di straordinario successo sia per il pubblico che per la critica. Grazie al perfetto e originale mash up di musica, danza e design, lo spettacolo continua a registrare sold-out nei principali teatri di tutta Europa e il 17 marzo 2014 debutta per la prima volta in Italia al Teatro degli Arcimboldi di Milano.

È così che nasce “Swan lake reloaded”, una riscrittura audace del più celebre tra i balletti classici di Čajkovskij, condotta attraverso un’avventurosa unione tra street dance e danza classica.

La storia è ambientata nel presente, con Rothbart, nientemeno che uno spacciatore tossicodipendente, che usa la droga per ottenere ed esercitare potere intorno a sé. I cigni sono prostitute in pellicce bianche, stivali di vernice e tacchi a spillo, soggiogate dal protettore/pusher Rothbart.

SLR_1_-®Mats Ba¦êcker

La lotta tra il bene e il male questa volta si spinge nel narcotraffico, ma in gioco resta sempre la forza positiva dell’amore, capace forse di spezzare persino le catene moderne non più magiche, bensì connesse alla dipendenza.

Sono tante le sfide che Fredrik Rydman ha dovuto affrontare per portare in scena lo spettacolo. Prima di tutto, era importante rendere perfettamente comprensibile il racconto attraverso il linguaggio della danza. Un’altra sfida era di genere musicale: doveva combinare il classico con il moderno, il balletto classico con l’hip hop: la musica di “Swan lake reloaded” è per un 50 per cento quella di Cajkovskij, mentre per un’altra metà è stata riletta in chiave moderna, mediante brani composti ad hoc da musicisti pop e rock svedesi e internazionali, per ricreare un’atmosfera originale. Così la danza contemporanea e l’hip hop hanno un forte rilievo. Ugualmente molto composito, per origine e formazione, è il corpo di ballo che sta portando in tournée lo spettacolo.

SLR_2_-®Mats Ba¦êcker

L’inizio è con un’app sul cellulare, ma la dimensione favolistica permane, così le scenografie, semplici e moderne, realizzate con l’utilizzo del digitale, sono molto colorate, per evitare il rischio di ambienti grigi, urbani e troppo realistici. E, in nome della favola, il principe rimane: «è l’eroe di una fiaba che ha un finale. Positivo o negativo?» Fredrik Rydman non lo svela: «Scopritelo vedendo lo spettacolo», dice sorridendo.

Alberto Corrado


Potrebbe interessarti anche