Sport

Tamberi One man show: il bello dell’atletica

Riccardo Signori
7 marzo 2016
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Gianmarco Tamberi

Finalmente guardiamo tutti con il naso all’insù. Guardiamo là, dove il cielo è più blu, per veder salire un’Italia che piace a tanti: quella dell’atletica. Italia che salta in alto, nel vero senso della parola, dopo anni di miseria agonistica in quasi tutte le discipline ecco un gruppo insospettabilmente florido. Fra le donne troneggia Alessia Trost, che non è sola ma gareggia da leader e ha ritrovato buone misure. Ha mancato di poco il metro e 97 ai campionati italiani indoor di Ancona, ma ha vinto il suo quinto titolo e fatto provvista di ottimismo.
Fra gli uomini è gara ad emulazione, oggi esiste una vero club di tre-quattro atleti (Silvano Chesani e Marco Fassinotti su tutti) nella quale luccica il re della halfshave che non è un modo di dire, ma un modo di essere. Ormai dici Gianmarco Tamberi e basta la parola. Figlio d’arte (il padre Marco è stato finalista nell’alto ai giochi di Mosca 1980), giocatore di basket mancato, Gimbo per il suo popolo tifoso, 23 anni e le Marche come terra di origine, un metro e 89 per 70 kg, una coda di cavallo nei capelli che stropiccia e annoda ad ogni salto. “One man show” sotto ogni punto di vista. In pedana Gimbo esalta, si esalta ed ora comincia a scalare le misure da vetta del mondo. Domenica, ad Ancona, ha elettrizzato il pubblico tifoso-amico-credente e vinto con m. 2,36. Ma ha sfiorato per tre volte  m. 2,40. Fino ad un paio di anni fa, quando mai avremmo pensato di vedere un italiano arrampicarsi lassù, dove osano solo gli aquilotti che inseguono il mito del gigantesco Javier Sotomayor , il cubano con il record  del mondo a m.2,45 (indoor m.2,43) toccato nel 1993 a Salamanca?

Javier Sotomayor

Javier Sotomayor

“Halfshave” per via di quella barba tagliata solo da una parte del viso, che spunta come fosse una bandiera di riconoscibilità. Poi ci sono gli effetti fotografici, mano davanti al naso (ormai è cult per i fans) per far vedere le due metà del suo mondo: black and white con barba e quello solo pelle bianca senza barba. Tutto è nato per una scommessa con il padre nel 2012: barba rasata a metà e Gianmarco scalò il suo personale di 11 centimetri (da 2,14 a 2,25). Ora sta diventando una moda. Ma la moda funziona, se funziona il suo stilista e Tamberi non sta perdendo colpi: stagione indoor fantastica, quattro gare, quattro successi, media di salti a m.2,35. Compreso il record italiano assoluto, seppure indoor, con m.2,38. Ad Ancona è volato fino a m. 2,36, ha provato i 2,40 regalando a tutti l‘illusione dello scavalcamento.
C’è mancato poco, la misura arriverà, a quel punto Tamberi entrerà nel gotha, laddove si siedono solo i “super”: una decina approdati ai 2,40, ancora meno sono saliti più in alto. La specialità del salto implica molte qualità: coordinazione e concentrazione, capacità di far diventare le gambe come molle e il corpo flessuoso come un giunco appunto nell’aria, freddezza e poca emotività. E proprio quest’ultimo punto pareva un altro muro da scavalcare per Tamberi. La nuova stagione lo ha reso più impermeabile ai tradimenti emozionali. Ad Ancona ha sbagliato il primo salto. “Perché dovevo canalizzare le emozioni”  ha spiegato lui. Forse ha trovato la chiave per sentirsi ancora meno pesante nel cercare il suo tetto di stelle.
Fra una decina di giorni ci riproverà ai mondiali di Portland, questa estate alle Olimpiadi: c’è voglia di podio, finalmente una speranza azzurra. Per una volta davvero campata in aria!


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