Leggere insieme

Teju e Ganesh

Marina Petruzio
9 giugno 2013

E’ arrivato per posta oggi. Nonostante l’involucro, appena apro il pacco quel profumo inconfondibile: profumo d’India.
Mi ritrovo prima ancora di aprirlo e sfogliarlo, ad annusarlo. Evoca in me bellissimi ricordi quest’odore.
Profuma d’India, di paprika e zafferano
, di cui ha anche il colore. La copertina è di carta naturale: di stracci di cotone bianchi, di foglie, di scarti di riso.
E’ interamente realizzato a mano, un libricino prezioso: la serigrafia, l’impaginazione, le cuciture, da un gruppo di artigiani di Chennai.
Quando finalmente lo apro non posso fare a meno di passare una mano su quei disegni così ricchi e percepirne ancora lo spessore invisibile della china.
E’ incredibile la quantità di segni utilizzati per comporre ogni singolo disegno ed è incredibile come ogni segno usato evochi esattamente la sua reale texture, tanto da darti la sensazione, mentre osservi un’immagine priva di prospettiva pittorica, di percepirne la sua terza dimensione.
“Linee, puntini, altre linee e ancora puntini, ed ecco un disegno” dirà la stessa autrice parlando della magica scoperta, prima di tutto per se stessa, della sua arte.

C’è una pagina che mi trovo ad osservare più spesso delle altre. Due alberi ed al centro una casa, la casa dove fanno ritorno Tejù e Ganesh.
Brevi e filiformi, un tratto corto attorno ad uno più lungo, le foglie del primo albero; per il secondo una miriade di pallini attorno ad un tratto che quasi scompare sotto il peso di tanta vegetazione.
Mille i mattoni che formano la casa e ne disegnano le cornici.
Quasi come un mantra che, agendo a livello mentale, dona serenità e calma.

E’ la storia di una vita quella narrata, ma anche la storia di un amore, del grande amore che ha legato Tejù e Ganesh lungo l’arco della loro vita e della loro arte.
L’amore per un uomo che ha rispettato, incoraggiato e supportato sua moglie, una donna indiana, ad andare oltre: oltre le usanze del sistema di casta verso l’emancipazione e la modernità, verso l’arte, innato dono sino ad allora inespresso.
E’ un albo che parla di donne, questo, delle tante donne che in India nascono ed il cui destino è irrimediabilmente tracciato o così breve da non essere neppure ricordate.

Tejubehan nasce e cresce osservatrice del mondo sul quale cammina, in un povero villaggio dove tutti uomini, donne, bambini maschi e femmine, devono provvedere alla comunità: tutti devono lavorare, non solo la famiglia di Teju, tutti al villaggio vivono così.
Si entra nella foresta tenendosi per mano, un bastone battuto per terra o sulla corteccia di un albero segnala alla foresta che sta per ricevere visite. I bimbi per mano: nessuno resta solo perchè “stare da soli tra gli alberi mette paura. Si sentono creature che strisciano, sussurrano, respirano…”.
Si attinge acqua, si raccolgono legna, frutti, semi, foglie e poi dopo, a casa, altro lavoro aspetta.
Il papà di Teju si guadagna da vivere cantando di casa in casa. Gli uomini cantano, le donne no: le donne del loro villaggio non si esibiscono in pubblico. Ma cantare, piace anche alla mamma di Teju.
Passano gli anni, il villaggio è povero. Bisogna prendere il treno e andare a cercare lavoro a Mumbai. Sarà Ganeshbhai, l’uomo dagli occhi buoni scelto dai genitori di Teju come suo sposo all’età di sedici anni, a chiederle di cantare e di farlo in pubblico con lui, per guadagnarsi da vivere assieme, alla pari.
E sarà sempre Ganesh che, spinto da un artista a disegnare, solleciterà Teju a farlo anche lei, generosamente, senza curarsi di ciò che nella loro comunità è considerato appropriato per una donna. Facendole così scoprire nuove prospettive e nuove possibilità, un mondo fino ad allora sopito dentro di lei: “Posso dar vita a cose che vedo e conosco, ma anche a ciò che immagino… ho passato gran parte della mia vita spostandomi da un posto all’altro, cercando mille modi per sopravvivere, ma questa è una direzione nuova. Il mio cuore è colmo di gioia.”

Teju disegnerà tante donne, le donne della sua India, emancipate alla guida di auto colorate da infiniti segni di inchiostro nero. “Ci sono sempre due donne nelle mie macchine. Una guida e l’atra guarda fuori dal finestrino. Vorrei essere entrambe quelle donne” .
Le due facce dell’India: quella tradizionale e quella che, seppur in sari, guida verso nuove prospettive.

E poi un aereo, un uccello di ferro grande e complicato, trasporta delle donne, tante donne. Donne che volano via o che arrivano?
Donne sedute, passive che attendono…donne in pantaloni indiani e paracaduti variopinti, sembrano cesti questi paracaduti carichi di disegni, colmi dei doni che la terra può dare.
Dove vanno queste donne? Verso cosa vanno le donne dell’India?
“Mando loro un uccellino, casomai avessero bisogno di sapere dove andare”. Lo stesso uccellino che guidò lei lungo il cammino di una vita e che ora la segue da lontano, seppur vicino: la notizia della morte di Ganesh è giunta a libro appena ultimato.

Marina Petruzio

TEJU E GANESH
di Tejubehan cantante e pittrice di strada di Ahmedabad
Illustrato dall’autore
Editore Gallucci
Euro 22,00


Potrebbe interessarti anche