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Cinema

“Tesis” (1996) di Alejandro Amenábar

staff
7 ottobre 2011


Per ogni studente universitario la tesi è un momento destabilizzante, spesso catartico, a volte drammatico. Per Ángela Márquez (Ana Torrent) diventa un momento ancor più drammatico quando, scopre il suo professore di riferimento morto nella sala di proiezione della sua università apparentemente colto da infarto. A dargli il colpo fatale sembra sia stato uno snuff movie (un genere di pellicola che mostra una vera tortura e omicidio) che il professore aveva trovato, cercando materiale audiovisivo per la tesi della ragazza sulla violenza nei media.
Insieme al tenebroso studente di cinema Chema (Fele Martinez), Ángela cerca di far luce sul mistero del film, scoprendo un vero e proprio mercato sotterraneo che affonda le sue radici fin dentro la sua università.
Primo film di Alejandro Amenábar, Tesis è un giallo psicologico che va a toccare i maggiori lembi scoperti di questa società delle immagini. La violenza nei materiali audiovisivi, oggetto della tesi della ragazza, è soltanto un punto di partenza per una riflessione più vasta sulle perversioni dello sguardo.
Come in “Videodrome” di David Cronenberg o nel romanzo “Palpebre” di Gianni Canova, lo snuff movie è un punto metaforico che innesca una riflessione sulle perversioni scopiche della società moderna, come diceva il pittore da “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman “A volte uno scheletro interessa di più di una donna nuda” ed è proprio questo che emerge da tutti questi prodotti, anzi vi è più di un punto in “Tesis” in cui la pulsione di morte dell’assassino intento nel suo macabro rituale e la pulsione allo spettatore nel guardarlo finiscono quasi per convergere. Questo possiamo notarlo nel sogno di Ángela dove bacia il presunto killer Bosco (Eduardo Noriega) dove sangue, morte, sesso e sogno (che è da sempre una delle più palesi metafore meta cinematografiche) si mischiano e si confondono.
Ma ancora una volta la chiave di lettura del film è nell’incipit: Un addetto alla metropolitana annuncia ai passeggeri di uscire con ordine a causa di un suicida che si è lanciato sotto il treno. Più volte viene detto ai passeggeri di non guardare, vengono disposti in fila indiana e molti usano i giornali a mo’ di paraocchi per non vedere il cadavere maciullato.
Ancora non siamo sicuri di chi sia la protagonista, potrebbe essere chiunque in quella fila ordinata di persone, ma subito fa capolino una donna: viene inquadrata mentre esce timidamente dalla folla e si dirige sempre più determinata per dare un’occhiata al cadavere, cosa che le viene negata da un poliziotto.
In questa scena dalla forte carica di significato ci viene mostrato il segreto e represso cannibalismo visivo che unisce detective e killer, vittima e carnefice.

 

Giustino De Blasio


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