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Test Drive: Jeep Cherokee, il Suv italo-americano

Cesare Lavia
19 aprile 2016

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In commercio da due anni, la nuova Jeep Cherokee piace tanto e ha ottimi riscontri commerciali in tutto il mondo. Si tratta della quinta generazione del SUV americano, che si presenta oggi con un look personale e moderno, dotato di contenuti tecnologici al passo con i tempi. La vettura è figlia del gruppo Fiat Chrysler (FCA) e, seppur molto diversa dalle versioni del passato, è tuttavia riconoscibile a colpo d’occhio grazie alle immancabili e inconfondibili sette feritoie sul frontale, che ne ricordano la tradizione yankee.

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Abbandonate le forme squadrate, Jeep ha proposto un design innovativo, caratterizzato da fari anteriori a Led, dalla forma sottile e allungata, e un andamento fluido e slanciato per le fiancate, non prive di una certa grinta.
I passaruota squadrati, adottati da tutti i modelli Jeep, rendono omaggio alla leggendaria Jeep Wrangler.

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Personale è anche il posteriore, con un portellone privo di porta targa, e gruppi ottici longitudinali posti molto in alto, con fari a Led che sembrano essere la “cerniera” tra la parte superiore e quella inferiore e conferiscono un look inconfondibile.

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All’interno, gli allestimenti rivelano l’intervento italiano nella scelta dei materiali, che appaiono ora più eleganti, e nella cura dei dettagli e delle finiture.
Lo stile della plancia è morbido, lineare e semplice, con la consolle centrale dominata dall’ampio schermo touch screen del sistema UConnect, da 8,4 pollici.
Lo spazio a bordo è abbondante, le finiture sono buone e l’aspetto è solido: tutto ci sembra assemblato bene e con cura.
Interessanti le dimensioni: 4.623 millimetri di lunghezza, 1.859 millimetri di larghezza e 1.669 mm di altezza. Il passo misura 270 centimetri.

Il bagagliaio, che conta su una capienza di 591 litri, ha forma regolare e ben sfruttabile, oltre che ben rifinito.
Il divanetto posteriore può scorrere e gli schienali sono reclinabili e abbattibili secondo lo schema 60/40/60. Con i sedili posteriori abbassati, la capienza arriva fino a 1.555 litri.
La vettura ha ottenuto le ambite 5 stelle EuroNCAP, grazie all’utilizzo di acciai alti resistenziali, che migliorano sia la rigidezza sia i consumi.

L’esemplare da noi provato è il 2.2 Mjet 4WD Limited automatic: 2.184 CC da 200 CV e velocità massima di 204 Km/h. Da 0 a 100 in 8,5 secondi (valore dichiarato dalla casa).
Il sistema di gestione della trazione Selec-Terrain del marchio Jeep ha quattro modalità: Auto, Snow, Sport e Sand/Mud.

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Saliti a bordo, si notano subito le ampie e comode poltrone di pelle a regolazione elettrica con funzione memo. La prima impressione è di un ottimo isolamento acustico, confermata poi anche su strada. Tutto sembra a portata di mano e l’ampio schermo consente la regolazione di ogni funzione, climatizzatore compreso.
Su strada siamo rimasti molto ben impressionati dalla notevole comodità: grazie all’ottimo lavoro svolto dalle sospensioni, anteriori McPherson e posteriori di tipo Multilink, sono assorbite anche le asperità più profonde e guidare è solo piacere, tanto che non si vorrebbe più scendere.
Il motore italiano risulta sempre pronto e fluido, e riprende con vigore fin dalle basse velocità. Anche il cambio, il noto automatico a nove marce, è veloce, preciso e dolce, così la vettura risulta sempre pronta e sicura anche in caso di sorpasso.

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L’auto si comporta bene anche sui percorsi ricchi di curve, con reazioni prevedibili e sempre controllabili. Buono infine lo sterzo, anche se demoltiplicato.
Il computer di bordo ha fornito una media di circa 8 litri per 100 km, che è un gran bel risultato per una vettura che pesa 1.878 kg.

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In sintesi, l’auto è sicura e appagante e si guida con facilità su tutti i percorsi. Grazie all’ausilio dell’abbondante tecnologia di bordo, come il sistema di segnalazione dell’angolo cieco, la frenata d’emergenza, il dispositivo di mantenimento della corsia, il cruise control adattivo, la macchina è sempre sicura. Grazie alla telecamera posteriore è anche facile parcheggiare negli stretti spazi cittadini. La sensazione è di guidare un “pezzo” di storia americana.


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