Moto

Test ride SWM Superdual T: il ritorno di un marchio leggendario

Alessandro Spada
1 giugno 2017

Erano gli anni ’70 quando Pietro Sironi e Fausto Vergani, due grandi appassionati di gare di Regolarità, disciplina oggi nota come Enduro, decisero di concorrere con le migliori motociclette 2 tempi straniere dell’epoca.

Nacque così, nel 1971 a Rivolta D’Adda, la SWM (Speedy Working Motors) che debuttò con tre modelli motorizzati Sachs 4 tempi di 50, 100 e 125 cm3.

La SWM al suo debutto fece scalpore, grazie a novità tecniche assolute per quei tempi, come il forcellone a sezione rettangolare, il design moderno caratterizzato dal colore amaranto del telaio e da quello argento delle sovrastrutture; segni distintivi che rimasero a lungo nel cuore degli appassionati.

L’azienda lombarda ebbe buoni risultati nelle competizioni fin dai suoi esordi e fu la prima Casa italiana a vincere un Campionato del Mondo, nel 1981. In seguito a difficoltà finanziarie l’azienda nel 1984 entrò in concordato preventivo e chiuse definitivamente i battenti nel 1987.

Oggi la SWM è una nuova Casa motociclistica italiana, con sede negli ex stabilimenti Husqvarna a Biandronno, nata dalla passione di Ampelio Macchi e Daxing Gong.

Il primo, protagonista della storia di prestigiosi marchi come Cagiva, Husqvarna e Aprilia, di cui è stato responsabile tecnico; l’altro, affermato imprenditore cinese a capo del colosso Shineray Group, che spazia dalle due alle quattro ruote, oltre ai prodotti industriali per l’agricoltura e generatori.

Nel mese di maggio abbiamo passato un’intera giornata negli stabilimenti SWM è ci è stata data la possibilità di provare l’intera gamma. Oggi vi parleremo della punta di diamante della produzione, la Superdual T!

La top di gamma stradale SWM è un’endurona turistica caratterizzata da una linea molto snella e filante, pur montando di serie le borse laterali ufficiali in alluminio.

Quasi tutti i componenti sono realizzati in Italia e infatti la qualità percepita è molto buona; è una motocicletta che bada al sodo, quindi sovrastrutture ridotte all’osso e tanta sostanza.

É una moto “tuttofare”, concepita sia per il turismo a medio raggio, che per il classico tragitto casa-lavoro: si tratta proprio di una vera compagna d’avventura.

Il cuore pulsante della Superdual è un motore monocilindrico raffreddato a liquido di derivazione Husqvarna di 650 cm3, con doppio albero a camme in testa, accreditato di 42 kW di potenza massima (circa 57 cv).

Il telaio è un monotrave a doppia culla in acciaio, un’architettura molto diffusa nelle enduro, mentre per quanto riguarda le sospensioni troviamo all’avantreno una forcella Fast Ace e al retrotreno un monoammortizzatore Sachs.

La ciclistica è completata da un impianto frenante interamente made in Italy firmato Brembo e dotato di ABS.

Durante il test ride sulle colline intorno al Lago di Varese abbiamo apprezzato fin da subito la sua incredibile agilità nei cambi di direzione, unita all’ottima stabilità sul veloce.

La Superdual è una moto divertente, facile e dotata di una versatilità che la rende un mezzo adatto ad ogni percorso e in ogni condizione di guida. Risulta molto precisa nel mantenere la traiettoria impostata e in uscita di curva si può contare sulla buona trazione garantita dal lungo forcellone in alluminio. Il motore è molto dolce nell’erogazione e riprende bene fin dai regimi più bassi senza incertezze.

L’allungo è buono, ma oltre i 6.500 giri è inutile insistere con il gas; meglio cambiare rapporto e godersi la coppia del possente monocilindrico.

L’unica nota stonata è la risposta dell’acceleratore alle basse andature, che risulta brusco nelle riaperture del gas evidenziando un marcato effetto on/off.

Nulla di cui preoccuparsi, perchè aumentando il ritmo il “problema” svanisce e tutto torna nella norma.

La triangolazione sella-pedane-manubrio è corretta, la strumentazione digitale è completa e la seduta in sella è comoda e naturale – ci si sente subito a proprio agio.

Le sospensioni hanno una taratura molto equilibrata: riescono ad assorbire qualsiasi tipo di asperità e al tempo stesso garantiscono il giusto sostegno nei tratti più veloci.

A causa della snellezza della moto, delle poche carene e di un piccolo cupolino la protezione aerodinamica è solo discreta.

Ottima e sempre molto gestibile sia la frenata dell’impianto Brembo, sia il grip offerto dai pneumatici di serie, i Metzeler Tourance.

In definitiva si tratta di una bellissima “endurona” tuttofare di media cilindrata, dotata di una versatilità d’impiego quasi infinita il cui unico vero limite è la fantasia del suo proprietario.

 


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