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Cinema

The Circle: un circolo vizioso?

Michela D'Agata
4 maggio 2017

Uscito nei cinema il 27 aprile, “The Circle” è il nuovo film girato da James Ponsoldt ed ispirato al romanzo di Dave Eggers.

In un futuro non troppo lontano, la giovane Mae (Emma Watson), tenera e dolce ragazza della porta accanto, trova il lavoro dei suoi sogni nell’affascinante “The Circle”, azienda numero uno nel mondo della tecnologia e dei social network. Il quartier generale di The Circle non ha nulla da invidiare alle sedi di Facebook o Google, si trova in California ed è un vero e proprio microcosmo nel quale tutti i dipendenti – sempre carini e sorridenti – riescono a vivere la sede lavorativa anche come un luogo di svago e socialità, tra feste e concerti, partite a tennis e sedute di yoga.

Sono tutti inoltre caldamente incoraggiati, per non dire obbligati, a condividere le loro attività sul social network aziendale, il cui uso è curiosamente considerato una parte integrante del lavoro.

Spinta dal guru e fondatore di The Circle, Eamon Bailey (un Tom Hanks un po’ sottotono nelle vesti di uno Steve Jobs casereccio), Mae inizierà a fare carriera e sarà la prima cavia di un esperimento all’insegna della “trasparenza”: condividere con tutto il mondo ogni giorno della propria vita privata e lavorativa indossando una telecamera 24 ore su 24 (tranne per i 3 minuti che le vengono concessi quando deve andare in bagno). Ma proprio quando le cose sembrerebbero andare per il meglio la tragedia è dietro l’angolo…

In un mondo distopico il cui motto è “Condividere è prendersi cura” regna sovrana l’idea distorta del diritto di informazione ad ogni costo, che si tramuta in un disprezzo per la privacy, vista quasi come una forma di egoismo: non condividere vuol dire non permettere agli altri di vivere le tue stesse esperienze, derubarli del basilare diritto umano della conoscenza. La privacy è un furto e i segreti sono bugie.

Un miscuglio tra il Grande Fratello ed il “Truman Show”, che ci fa riflettere sull’ormai abusato tema della privacy, qui analizzato nei suoi risvolti più attuali, come l’uso dei social network nell’attuazione della democrazia diretta e come strumento di prevenzione del crimine.

L’introspezione sui protagonisti meritava forse un maggiore approfondimento, così come l’analisi di altri personaggi e spunti interessanti che non sono stati sviluppati. In ogni caso il film apre allo spettatore numerosi interrogativi interessanti, senza tuttavia portare del tutto a termine la riflessione. Ci si trova alla fine senza una soluzione al problema posto, perché probabilmente una soluzione non esiste: siamo noi stessi ad aver già consentito un’intrusione nelle nostre vite di cui potremo in futuro solo limitarne gli aspetti negativi senza mai riuscire ad arginarla del tutto. Un circolo vizioso dal quale non c’è via d’uscita, insomma. Sarà forse un riferimento al titolo?


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