Cinema

The Danish Girl

Giorgio Raulli
18 febbraio 2016

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Nella Copenhagen degli anni ’20, la pittrice ritrattista Gerda Wegener (Alicia Vikander) chiede a suo marito, Einar Wegener (Eddie Redmayne), paesaggista, di posare per lei al posto di una modella loro amica. Il dipinto acquista molta popolarità, il che convince Gerda a realizzare altri quadri con il marito vestito da donna. Quello che però nasceva come un gioco, per Einer inizia a diventare sempre più un bisogno per esprimere il suo vero io, anche grazie all’incontro di Henrik (Ben Whishaw). La carriera di Gerda porterà la coppia a Parigi, dove il cambiamento di Einar in Lili inizierà a concretizzarsi anche a livello medico, mentre Gerda inizierà ad accettare i grossi cambiamenti della sua vita anche grazie all’amicizia di Hans (Matthias Schoenaerts), amico d’infanzia di Einer.

PHOTO: Courtesy Focus Features

The Danish Girl è tratto dall’omonimo romanzo del 2000 di David Ebershoff, in cui la vera storia della pittrice transessuale Lili Elbe viene immaginata e re-interpretata, partendo da alcune certezze storiche documentate. Quinto film del regista inglese Tom Hooper, la pellicola esplora con una certa delicatezza un tema molto serio e complesso, quello della transessualità, e lo fa chiamando in causa una semplice storia d’amore: il profondo sentimento che lega i due protagonisti e lo straordinario coraggio di entrambi, nonostante sia palese che a prevalere tra le due figure sia Gerda.

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Donna di grande forza, la protagonista è il vero specchio del cambiamento di Einer/Lili: non soltanto dà il via al risveglio della vera natura del marito ma, nonostante tutto, continua a sostenerlo dimostrando un estremo amore e un’estrema modernità di pensiero. Grande merito va anche all’interprete, che si è dimostrata non poco talentuosa nell’incarnare una moglie, un’artista, un amore sincero.

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The Danish Girl in effetti si basa completamente sulla forma estetica che il regista ha impresso alla storia e su un cast ottimo: da un lato costumi, fotografia e scenografie rendono le ambientazioni e le atmosfere letteralmente pittoriche, sature di colori accesi nonostante l’intera pellicola sia pervasa, in particolare nelle esterne, da una luce pallida e fredda; dall’altro lato gli attori comunicano con molta forza grazie alla loro mimica facciale. Le espressioni degli occhi e i sorrisi timidi di Redmayne sono di grande impatto, anche se talvolta il suo volto viene eccessivamente caricato risultando quasi cartoonesco, e troppo simile per certi versi al suo ruolo di S. Hawking del 2014; la Vikander, attrice infinitamente meno nota del collega, invece, si erge a personaggio centrale di un dramma parallelo a quello della transessualità del protagonista, riuscendo ad imporsi nella storia con grande forza, senza mai prevaricare la figura di Einer/Lili.

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Hooper ha conferito a questo film, dall’iter produttivo molto travagliato (in lavorazione dal 2009), un taglio molto intimo e allo stesso tempo distaccato: la regia non invade mai la sfera della sessualità fisica, ma indaga solo gli aspetti emotivi di tutti i personaggi, seppur con primissimi piani e inquadrature mirate ai dettagli. Una bella storia che però soffre di una sceneggiatura troppo lontana dalla realtà storica, e che in certi passaggi non fa nulla per nascondere quelle caratteristiche stereotipate, talvolta un po’ mielose e gigionesche, che strizzano l’occhio alle giurie dei concorsi.

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The Danish Girl è stato presentato al 72° Festival di Venezia nel settembre scorso, ed è nominato agli Oscar 2016 in 4 categorie: Miglior attore protagonista, Miglior attrice non protagonista, Migliore scenografia, Migliori costumi. In Italia è nelle sale dal 18 febbraio.


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