Cinema

“The Grey” nel bianco dell’Alaska

Giorgio Raulli
14 dicembre 2012

John Ralph Ottway (Liam Neeson) lavora come cacciatore in Alaska per proteggere gli operai di una piattaforma di petrolio dagli agguati di animali feroci. Quando a causa di un incidente aereo si troverà a dover sopravvivere alla spietatezza dell’Alaska con il resto dell’equipaggio, dovrà anche fronteggiare le sue paure e i suoi problemi personali.

“The Grey” vede riunirsi il regista Joe Carnahan con Liam Neeson (dopo il non brillantissimo “A-Team” del 2010), in una pellicola drammatica più che d’azione, tratta dal breve racconto “Ghost Walker” di Ian M. Jeffers, che ha anche partecipato alla sceneggiatura. Carnahan ha saputo alternare gli inseguimenti e gli scontri con belve feroci a momenti puramente drammatici dedicati ai personaggi e alle loro storie personali, in balia di una realtà durissima. Un protagonista che sa giostrarsi tra le “gesta da macho” pubblicizzate nel trailer e le sue paure ed insoddisfazioni, molto ben interpretato da Neeson.

Se escludiamo alcuni passaggi in flashback forse troppo sentimentali che davvero rallentano il ritmo, quando non è l’azione a padroneggiare il film assistiamo a lente e silenziose sequenze, che tuttavia con pochi elementi lasciano intendere molto più delle parole. Molta tensione e introspezione, in “The Grey”, più che azione da tipico film sulla sopravvivenza ad un disastro; una pellicola riuscita che coinvolge lo spettatore, dove la lotta per la vita diventa piuttosto una lotta contro la morte e la paura, un conflitto che porta non solo alla sopravvivenza del corpo ma anche al recupero della voglia di andare avanti.

Giorgio Raulli


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