Interviste

THE HUMAN, EARTH PROJECT. Sei mesi in Asia per far luce sul traffico di esseri umani

staff
11 settembre 2013

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Un viaggio di sei mesi per il sud est asiatico e un sogno: mettere l’arte della fotografia al servizio di una causa umanitaria quale la lotta e l’informazione sul traffico di esseri umani.
Questo l’obiettivo di The Human, Earth Project, nato dall’esperienza personale del fotografo australiano Ben Randall: assieme al collega italiano Moreno Paulon, è appena partito per ripercorrere le tappe del suo viaggio di cinque anni fa, cercando di rintracciare e ritrarre i cento volti dei suoi ritratti. Ma soprattutto per ritrovare la sua piccola amica May.

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Da quale esperienza nasce “The Human, Earth Project”?
Ben: “The Human, Earth Project” nasce dal grande desiderio di aiutare un’amica rapita. Il nostro viaggio diventerà il soggetto di un documentario, un libro di fotografia, e un blog, con lo scopo di mettere il mondo a conoscenza del problema del traffico umano. Ed è già stato un viaggio meraviglioso prima ancora di iniziare, con il vedere come il progetto è cresciuto, con tante persone da ogni parte del mondo che ci fanno sentire il loro entusiasmo per ciò che io e Moreno siamo facendo.

Chi è May?
Ben: May è un’amica che ho conosciuto nel Vietnam del nord, dove abitavo nel 2010. Nel 2011 è stata portata contro la sua volontà al confine con la Cina, e sembra che là sia stata venduta, come moglie o come prostituta. Allora aveva 15 anni. Sono già passati due anni e nessuno sa dove sia.

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Da allora che cosa hai scoperto sul traffico umano nel sud-est dell’Asia?
Ben: Il problema del traffico umano è una piaga sociale, che ha le sue radici nell’ignoranza. Anche quando abitavo in Vietnam, non conoscevo le sue enormi dimensioni.

La Cina ha adottato una famigerata one-child policy, a cui si somma una preferenza culturale per bambini maschi: di conseguenza, tante bambine vengono uccise e si pratica largamente l’aborto selettivo. Le donne nel Paese sono in forte minoranza, ed ecco che allora subentra questo spaventoso traffico per importare ragazze, provenienti da varie parti dell’Asia.

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Quali sono gli obiettivi che vi proponete in questi sei mesi di viaggio e come lavorerete insieme?
Moreno: I nostri traguardi sono principalmente due. Da un lato intendiamo ritrovare circa 100 soggetti fotografati da Ben durante il suo primo viaggio, per fotografarli di nuovo e condividere le loro storie attraverso la rete; dall’altro cercheremo di indagare il fenomeno sociale del traffico di esseri umani sul confine cinese del Vietnam, con la chimera di ritrovare May e la volontà di sensibilizzare l’opinione pubblica su queste inaccettabili condizioni di sopruso.
Il lavoro sarà naturalmente diretto da Ben, che ha ideato il progetto, ha già percorso l’itinerario e conosce le località in cui cercare i soggetti. Io sarò un semplice addetto alla macchina fotografica, un occhio: lo affiancherò come fotografo e farò riprese del viaggio e della ricerca dalle quali trarremo poi un documentario.

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Come vi siete incontrati?
Moreno: Ben e io ci siamo incontrati per puro caso – ossia puro destino – a Nuova Delhi, nella caotica e truffatrice stazione ferroviaria della capitale, in un ufficio di luci al neon, congelato dall’aria condizionata spinta al massimo contro l’umidità afosa e dolciastra appena fuori dalla porta. Una volta capito che ci trovavamo a scuola di pazienza, ci eravamo presi tutti e due una pausa dalla soffocante trafila burocratica indiana necessaria ad ottenere dei banalissimi biglietti di treno. Stavamo seduti uno accanto all’altro su un divano, entrambi scrivendo un diario, così abbiamo iniziato a raccontarci il nostro viaggio; il mio era a metà e volgeva verso Varanasi, il suo, molto più lungo, era appena terminato. A due anni di distanza ho avuto la fortuna che quella mezz’ora passata insieme balenasse nella sua memoria mentre cercava collaboratori. Ed eccoci qui.

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Cosa significa per te questa esperienza e cosa ti aspetti?
Moreno: Per me personalmente questo enorme viaggio è un’occasione straordinaria di conoscere altre umanità, di approfondire la mia tecnica fotografica con nuovi soggetti, ambienti e situazioni, e in ultima istanza, ma non ultima, è senz’altro un’imperdibile occasione per prendere fiato da un’Italia che mi deprime sempre di più.

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Come possiamo seguirvi nel vostro itinerario e come aiutarvi?
Ben: Durante il viaggio terremo un blog di storie, foto e video, tradotto anche in italiano da Moreno. La nostra sarà una grande ricerca delle 100 persone che ho fotografato cinque anni fa, che tutti potranno seguire sul sito www.humanearth.net. Per aiutarci, si può condividere la nostra storia tramite Facebook ed email per fa sapere a tutti gli amici quello che siamo facendo. Si può anche contribuire tramite il sito stesso, o comprare un bel ritratto stampato da appendere in casa propria!

Intervista a cura di Maria Stella Gariboldi e Virginia Grassi

Credits:
Images © 2013 Ben Randall
Last image by Moreno Paulon


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