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The little black jacket

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5 aprile 2012

Gli acquisti migliori sono quelli che non passano mai di moda, sono quelli che resistono al tempo e con il tempo stesso si rinnovano e reinventano.
Questo è il caso della tipica giacca di Chanel. Non è solo una giacca. Non è solo una giacca nera. Il concetto del capo che reinterpreta se stesso continua ad essere uno degli stilemi che caratterizzano il lavoro della maison Chanel, diretta da Karl Lagerfeld che, insieme all’inseparabile Carine Roitfeld, immortala in cento scatti in bianco e nero l’iconica giacca che ha fatto la storia della moda.
Copiata dalle catene low cost, sogno d’ogni donna, è lei a giocare, a mimetizzarsi  in diverse varianti, indossata da celebrità del cinema e del fashion system: Sarah Jessica Parker la indossa intrecciata ad una corona sul capo, l’attrice Virginie Ledoyen si riscopre come una moderna Maria Antonietta, Elisa Sednaoui la indossa su tutù bianco, ricollegandosi all’idea della leggerezza, Alice Dellal la adatta al suo stile nuo-punk, e poi Waris Ahluwalia, Kristen Mc Menamy, Milla Jovovich, Roberto Bolle.
E’ in atto il gioco combinatorio dell’arte che si manifesta attraverso la riscoperta di un capo che, come la t-shirt bianca e i classici jeans, rende la donna perfetta sia per una cena tra amici che per una prima alla Scala. Nulla di meglio. Non ha età, non ha tempo, non ha stagione. Di sera, di giorno. Passa di madre in figlia, di generazione in generazione e fa da trait d’union tra donne di diversi tempi, tra donne con diverse vite. E’ una giacca da uomo che è diventata femminile, simbolo dell’eleganza indémodable.
Fu vista per la prima volta da Chanel in Austria, negli anni ’50, in un noto albergo, indossata dal personale: immediatamente decise di  ricrearne una nuova versione, sempre con le immancabili quattro tasche.
“The little black Jacket” è il titolo del volume firmato dal direttore della maison, presentato in anteprima il 21 Marzo a Tokyo che ha aperto la mostra visitabile dal 24 Marzo al 15 Aprile. Ogni scatto presente nel libro fotografico disegna le luci e le ombre di un mondo che si manifesta in una diversa donna, in una diversa allure, in una diversa coscienza di se stessi e del proprio corpo. Sbottonata completamente, solo appoggiata sulle spalle come usavano fare le mamme del passato, completamente aderente al busto, indossata con un copricapo da suora e delle calze a rete, tenendo tra le mani la tipica collana di perle che diventa inaspettatamente un rosario. In preghiera tra sacro e profano, tra fede e peccato. Non delineare nulla di definitivo ma credere nell’evoluzione: sembra essere questo il messaggio nascosto dietro ogni fotografia. Ogni dettaglio è studiato nei minimi particolari e Lagerfeld non teme di ricorrere ad un maquillage importante per estrinsecare l’idea che ad ogni donna è concesso il privilegio di giocare con la propria immagine, quotidianamente.
La libertà del corpo che Chanel ha ottenuto con la sua rivoluzione viene oggi mostrata dall’arte che gioca con se stessa, ricreandosi, rivivendo, rinascendo sempre diversa ma sempre uguale a se stessa.

St.efania