Cinema

“The Lone Ranger”: Jack Sparrow versione indiano d’America

Giorgio Raulli
12 luglio 2013

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John Reid (Armie Hammer) è un goffo avvocato di città che si trasferisce in un paesino del Far West per aiutare suo fratello, lo sceriffo Dan. Quando i due muoiono durante l’inseguimento del bandito Butch Cavendish (William Fichtner), John viene riportato in vita da un cavallo bianco, che, secondo l’indiano Tonto (Johnny Depp), lo ha scelto per conto degli Spiriti come paladino della giustizia.

THE LONE RANGER

“The Lone Ranger” (“Il cavaliere solitario” in Italia) è stata una serie televisiva andata in onda dal 1949 al 1957, basata a sua volta su un format radiofonico trasmesso nel ’33 e su una serie di fumetti: l’idea era quella di creare un eroe educativo per bambini e ragazzi, sfruttando le logiche e le ambientazioni accattivanti del western; oggi il regista Verbinski prova a riscoprire questa figura cercando di rendere attuale un prodotto così vecchio. Quello che ne è venuto fuori è una commedia delle più classiche, con due protagonisti che collaborano tra peripezie, screzi e lealtà; “The Lone Ranger” si rivela un mix, quasi sempre infallibile, di avventura, azione e commedia, finendo per assomigliare molto ad un “Pirati dei Caraibi” in salsa western: d’altronde il trio Bruckheimer (alla produzione), Verbinski (alla regia) e Depp non poteva che riproporre lo stile frizzante della saga piratesca.

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Cowboy, corse in treno, indiani, esplosioni, miniere e bordelli non mancano di certo, e se le due ore e mezzo sembrano effettivamente eccessive per una narrazione tutto sommato semplice e piena di stereotipi western,  la messa in scena, la fotografia, i colori, la ricostruzione storica, i costumi non deludono affatto, e gli effetti speciali non sono per una volta funzionali al 3D. Con un Johnny Depp al suo ennesimo ruolo da emarginato pazzo un po’ stereotipato, il personaggio di Tonto è protagonista alla pari se non la sola star del film, depositario di un immancabile umorismo tutto particolare. C’è anche un tentativo di dare un certo maggior spessore alla storia, sul tema della giustizia in un Paese come gli Stati Uniti che è nato sui soprusi, sulle disuguaglianze e sul sangue dei nativi. Il problema è che in una pellicola del genere non c’è forse molto spazio per riflessioni più adulte, ma in compenso non manca il messaggio sul senso di giustizia – bisogna farsi giustizia da soli, come dice Tonto, oppure bisogna affidarsi all’etica e alla legge, come spiega Lone Ranger? – pensato per il pubblico di più giovani.

THE LONE RANGER

Insomma, sebbene pieno di cliché e non originalissimo, “The Lone Ranger” è un film godibile in pieno stile Disney, e che quindi cerca anche di insegnare qualcosa.

Giorgio Raulli


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