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“The Newsroom”, la nuova serie su Rai 3, non decolla!

Rosa Vittoria
16 novembre 2013

newsroom

“The Newsroom”, in onda negli USA dal 2012, avrebbe dovuto essere la nuova serie di culto su Rai 3, grazie anche al suo sceneggiatore Aaron Sorkin – premio Oscar con The Social Network – e ad un cast assolutamente d’eccezione.

Questa serie ci racconta tutti i dietro le quinte di una redazione di fantasia, la Atlantis Cable News (ACN) e le vicende di Will McAvoy , un anchorman in declino e noto per la sua moderazione, che ha la possibilità di riacquistare forza e popolarità con un nuovo show di news. Nella trama dei vari episodi, sono molti i riferimenti a fatti davvero accaduti. L’originalità narrativa è anche in questo dialogare continuo tra trame inventate ed eventi reamente verificatisi. Nella prima puntata, ad esempio, si è parlato del disastro ambientale nel Golfo Persico, mentre nelle successive si accennerà alla tragedia nucleare del reattore di Fukushima, alle rivolte giovanili in Nord Africa e alla crisi economica.

Tutte queste notizie vengono presentate ed approfondite col coraggio del cronista, che le registra con animo imparziale e ne mette in luce anche gli aspetti più scomodi, volutamente omessi da altri o confinate in posizioni secondarie. La serie ha quindi il merito di ricordarci il giornalismo ideale che dovremmo volere, quello non asservito a padroni e poteri che ci mettano il naso o logiche di mercato e di audience. Guardare un episodio di The Newsroom fa sperare in un nuovo sogno, anche italiano: quello che una informazione non controllata, che ci lasci liberi nel pensiero e nella formazione delle nostre opinioni, sia ancora possibile. Eppure i risultati di ascolto sono stati deludenti. Per la prima puntata solo un 2,3% di share, che ne ha determinato una riprogrammazione nel palinsesto, con uno spostamento in seconda serata. Certo la serie, per contenuti e temi trattati, ha una vocazione di nicchia, ma vale la pena chiedersi come mai abbia avuto un seguito di ascolti così scarso. Il problema, forse, è che non sono poi così in tanti a volersi regalare questa boccata d’aria fresca sul valore di una informazione scevra da condizionamenti . Si preferisce non respirare o lasciarsi soffocare da programmi canterini, talk show morbosi e sanguinolenti sulla cronaca nera, fiction con attori che definire scadenti sarebbe un complimento. Eppure non bisogna demordere nel tentare una inversione ad u e proporre anche una televisione che ci faccia bene. Occorre solo convincere il pubblico che ragionare è bello e che anche la qualità può “divertirci”.

Rosa Vittoria