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Thohir e Berlusconi, i due sconfitti

Riccardo Signori
16 maggio 2016
Erik Thohir

Erik Thohir

Milano sconfitta, ma più ancora i suoi presidenti: Erik Thohir per l’Inter, Silvio Berlusconi per il Milan. Hanno fatto (male) e disfatto (tanto). Berlusconi ha perduto la bacchetta magica, Thohir non l’ha mai trovata.

Il quarto posto dell’Inter può essere considerato nella logica e nella attualità di una squadra imperfetta, con un allenatore imperfetto, con una storia stagionale imperfetta. Ma il suo presidente, venuto da lontano e sempre troppo lontano dalla mentalità del calcio italiano, ha perso ogni partita: non è dotato di un portafoglio da grande squadra, o almeno non lo vuole aprire, ha ingaggiato dirigenti su dirigenti che, per ora, non lo hanno aiutato a rinforzare il fatturato, non si è dotato di una struttura tecnica che possa prescindere dalle valutazioni del suo allenatore. Se Mancini dice qualcosa di sbagliato, chi mai è in grado di contrastarne le opinioni?

Thoir si è affidato a Mancio come al totem dietro al quale nascondere errori ed omissioni, dimenticando che è molto più importante avere totem sul campo, giocatori di grande spessore e valore. Poi si è ritrovato a gestire un business, un affare che si è dimostrato pericoloso, se non sbagliato, lontano dai suoi miraggi. Nel pallone di oggi servono gran quantità di denari da investire, se gestisci una squadra importante. E così, nella stagione che doveva riportare l’Inter in Champions, Thohir è riuscito a infrangere i sogni del suo popolo, e quando parla le parole non pesano, scorrono via come acqua.

Cristian Brocchi

Cristian Brocchi

E, in quanto a sciupa allenatori, potrebbe prendere tranquillamente lezione da Silvio Berlusconi. Il padrone di un Milan che fu, straordinario e spettacolare, ha fatto naufragare anche la storia. Non sarà certo la finale di coppa Italia(contro la Juve) a salvare l’immagine e la stagione. L’illuminato visionario, che ha gestito il club per tanti anni, ha lasciato il posto ad una primadonna che si affida solo a guizzi e ghiribizzi, che non ha più la cultura di uno spogliatoio sano, che non sa più valutare i giocatori per il loro valore, ma si affida ad antipatia o simpatia, alla raccomandazione di procuratori e affini. Gestione antiquata e improvvida nelle scelte. Berlusconi si è lamentato di aver speso oltre 100 milioni per rafforzare la squadra. Visti i risultati, e il valore dei soggetti, ha ammesso l’autogol: non sa più acquistare.  E peggio con gli allenatori: bruciati tre in pochi anni: Seedorf, Inzaghi e Brocchi. Forse nessuno diventerà un grande della categoria, ma così è stata carneficina. Quest’anno il Milan si è affidato a Sinisa Mihajilovic, e il padrone se n’è pentito presto tanto da liberarsene senza badare alla miglior soluzione per la squadra. Contava solo la voglia di cambiare faccia. Cristian Brocchi è l’ultima incolpevole vittima, ha portato il Milan fuori dall’Europa ed ha scoperto forse qualche verità del calcio che aveva dimenticato: se non hai giocatori adatti, non puoi costruire il gioco dei tuoi sogni e nemmeno vincere le partite più semplici. Il Milan ha pochi, pochissimi, calciatori da grande squadra. Forse nessuno, se guardiamo al passato non recente. Forse qualcuno per costruire il futuro. Ma servirebbe un antico Berlusconi al comando, non quello attuale.

Ora Milano aspetta i cinesi per trovare una salvezza economica: un’altra sconfitta dei presidenti. A fine mese Milano attenderà le due squadre di Madrid per celebrare la finale di Champions. Madrid è stata una grande competitrice calcistica di Milano: ora troverà solo cocci.


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