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TL-180, intervista con le designer Luisa Orsini e Tine Peduzzi

Carlotta Molteni
7 ottobre 2015

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Tine Peduzzi e Luisa Orsini sono le anime creative dietro al brand TL-180: a cavallo tra due capitali europee, Parigi e Roma, le giovani designer trasmettono tutta la loro passione, curiosità e voglia di fare ad ogni collezione di borse e accessori – ovviamente made in Italy.

Le abbiamo intervistate per voi, ed ecco cosa ci hanno raccontato.

Come è nata l’idea di creare e sperimentare indipendentemente con un brand tutto vostro?
Con l’ingenuità di chi non ha ancora esperienza lavorative. Avevamo 25 anni, molta voglia di fare e la curiosità di esplorare un mondo totalmente nuovo. Il nostro è stato un incontro creativo che poi si è tradotto in TL-180. Facciamo borse e vorremo fare anche altro, non siamo ferme in quella posizione. Accontentarsi di una posizione comoda equivale ad una piccola morte, non va d’accordo con il progresso, di conseguenza la vita. Non amiamo ciò che è predeterminato, anzi crediamo poco nei piani a lungo termine: “carpe diem” è il nostro motto, quello che ci fa andare avanti e che permette gli incontri fortuiti e le grande opportunità. Sapere sempre dove vai a parare? Che noia!

Avete entrambe origini sia italiane che francesi; come le vostre eterogenee radici hanno influenzato la vostra estetica?
Le radici costituiscono una specie di DNA di partenza, ci hanno spinto forse a conoscerci grazie ad un piccolo compiacimento iniziale di similitudine. Ma poi bisogna andare avanti: non rimanere “impoltronate” in nessun cliché.

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Qual è il vostro primo ricordo legato al mondo della moda?
Di certo la nostra prima fiera di moda: presentavamo la collezione ai buyers per la prima volta; abbiamo indossato entrambe trampoli alti 15 cm, pensando di fare effetto. Ma la reazione è stata opposta: nessuno ci avicinava, mettevamo paura essendo alte quasi 2 metri! Il giorno dopo abbiamo indossato le ballerine e siamo tornate con i “piedi per terra”.

Avete una musa a cui vi ispirate?
Molte cose o persone ci ispirano, non abbiamo una musa in particolare, ma siamo molto contagiate dalle varie figure degli anni ‘60 e ‘70 come Anna Karina, Jane Birkin, Joan Shrimpton.

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L’artista Langley Fox ha collaborato con voi per la rielaborazione di alcuni tra i vostri pezzi iconici. Quanto l’arte influenza il vostro lavoro e cosa desiderate trasmettere attraverso accessori funzionali, contemporanei ed innovativi?
Con Langley è stato un vero incontro, ci piaceva prima come persona, poi vedendo il suo lavoro è stata un’evidenza. Le abbiamo chiesto di immaginare un pattern per il nostro iconico Tambour. Funzioniamo così, ad incontri, crediamo in quello che faciamo senza per forza dover trasmettere messaggi: trasmettiamo quello che siamo, che poi viene interpretato dagli altri. È un dialogo tra noi e chi indossa le nostre borse.

A quale tema si ispira l’attuale collezione?
L’autunno-inverno 2015/2016 è ispirato al film di Kon Ichikawa del 1963 “An actor’s revenge”: la storia di Innogata (un attore di teatro che interpreta ruoli femminile) che mentre recita vede in sala chi ha ucciso i suoi genitori, e per potersi vendicare si fa rimpiazzare da una vera donna.
Abbiamo interpretato questo film sul nostro Tambour, facendo la stampa di 2 maschere giapponese, maschio e femmina.
Ogni stagione prendiamo un film diverso e lo “rappresentiamo” sul nostro pezzo icona; ad esempio, abbiamo disegnato una luna che fuma per “Paper moon” .
E ora, per la nuova collezione SS16 che presenteremo a Parigi, l’ispirazione è tutta italiana….

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Quali sono gli elementi che ritenete indispensabili per avviare una attività propria nel mondo della moda?
Non ci sono regole, ma per noi è stato l’entusiasmo e la leggerezza….con aplomb! La pigrizia è utile, ma quella produttiva, che ti permette di svuotare per riempire, non quella viziata.


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