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Toc Toc. Il Giappone apre la sua anima

Claudia Alongi
9 aprile 2013

Contemporaneità, minimalismo e spiritualità. Queste, le parole d’ordine nella Terra del Sol Levante. Sì, perché respirare un genuino stile di vita nipponico, significa riscoprire tradizioni asiatiche millenarie legate al Buddismo Zen e gli spazi aperti così come gli ambienti domestici o gli hobbies, riflettono queste sublimi e attualissime usanze. Pensiamo ai giardini giapponesi, all’arte dell’Ikebana e della calligrafia, alla cerimonia del tè, alle arti marziali, agli origami: tutto ci riconduce a una dimensione meditativa, strettamente legata alla disciplina e alla precisione.

Il giardino zen giapponese, ad esempio, è una sorta di sinuoso paesaggio simbolico ben studiato e ispirato all’idea buddhista del paradiso (la Terra Pura), luogo in cui toccare il divino e perdersi in una miriade di suggestioni dei sensi. Un accorgimento molto usato dagli artisti-giardinieri è quello del “paesaggio preso in prestito” che consiste nell’incorniciare sapientemente scorci naturali che diventano, così, parte integrante del giardino paradisiaco.

Al di là del giardino, la tradizionale casa nipponica non può farsi mancare: l’”Engawa”, la veranda dal tetto spiovente che modula la connessione tra lo spazio esterno e quello interno; le “Shoji”, le porte scorrevoli in carta e legno che filtrano la luce; la “Doma”, l’ingresso principale in pietra in cui si lasciano le scarpe prima di raggiungere il “Tatami”, la stuoia in legno che ricopre i pavimenti dell’intera abitazione.

Se fossimo, poi, invitati a prendere un tè, che in Giappone è considerato un vero e proprio rito sociale e spirituale, dovremmo innanzitutto rinfrescarci con un “Oshibori”, un asciugamano umido, per poi sedere sullo “Zabuton”, il cuscino posto sopra il Tatami.
La cerimonia del tè, infatti, è considerata l’espressione più pura dell’estetica zen e si fonda su quattro aspetti fondamentali: armonia, rispetto, purezza e tranquillità.

Pari concentrazione è riservata all’Ikebana, l’arte giapponese della disposizione dei fiori recisi secondo un sistema ternario. È una disciplina dalla forte componente simbolica, praticata in principio dai monaci come offerta rituale religiosa, ma ormai diffusissima anche in Occidente.

Claudia Alongi


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