Sport

Totti con lo stellone, Mancini con il magone

Riccardo Signori
21 aprile 2016

Francesco-Totti-

Francesco Totti è un uomo nato con lo stellone, Roberto Mancini da qualche tempo lo ha perso. Totti non è San Francesco, ma ogni tanto gli riesce qualche miracolo. Mancini era un calciatore di talento e fantasia, ma giocarseli in panchina è diverso che metterli a disposizione sul prato. Sul far della sera di questo campionato dominato dalla Juve, e da un gran assortimento di altre mediocrità sul campo, Totti e Mancini hanno recitato l’impossibilità di essere normali. Totti assistito dalla sua vena, ma soprattutto da un bel colpo di fortuna. Mancini mai assistito dalla vena dell’Inter.
Totti ha, forse, condotto la Roma al suo definitivo posto Champions. Ha segnato il gol dell’illuminazione e della storia che lo rimanderà al ricordo, nei secoli dei secoli, dopo aver giocato appena 22 secondi. Poi gli è arrivato un rigore in omaggio. Poteva tirare anche un altro. No, invece il destino voleva proprio lui. Due gol, Roma sollevata e risollevata, Luciano Spalletti rimandato nell’angolo dei reucci. Un grande uomo, un grande giocatore, un grande maestro di scena sarebbe uscito e avrebbe detto: mi basta questo, così chiudo la mia carriera. Addio!  Ma Totti è stato un grande giocatore, ha ancora un grande talento, e un giorno lo ricorderanno come Alberto Sordi, mirabile borghese piccolo, piccolo. Non ce la fa a staccarsi dal suo recinto.
È andata peggio a Mancini, che quel posto Champions inseguiva, e lo ha forse definitivamente perso per colpe proprie nelle scelte e per errori di giocatori svagati e derubricati talvolta a comparse. Pensava in grande, lui sì, si è ritrovato nella mediocrità.
Il “forse” che accompagna la situazione delle due squadre è decisamente d’obbligo, visto l’andamento sghembo in questa stagione.

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Però alcune certezze resteranno. Roma tornerà a dimenarsi nel tottismo e nel “dagli all’infame” identificato in Spalletti, dopo il gol acchiappato con quel colpo di  bravura che solo un campione… e con quel rigore regalato dall’arbitro, nel finalissimo contro il Torino. Nella guerra privata tra tecnico e Pupone stavolta le mosse le ha sbagliate tutte Spalletti. E Totti, in una manciata di minuti, ha recuperato il terreno perduto. Si dice: guarda quanto sono belle le favole dello sport e del calcio. E’ vero. Peccato che questa ci riporti all’antica Roma: tra gladiatori e leoni che sbranano.  Roma si ritufferà nel suo tottismo, animato di buoni sentimenti e di vista corta, e la Roma si godrà i milioni che porta la Champions e il continuo sfogliar di margherita. Con Totti o senza Totti? Questo è il problema.
L’Inter e Mancini, invece, dovranno rifare conti e investimenti, scartare giocatori e incartarne altri, ripetere litanie già conosciute sulla distrazione della difesa, sulla mira inceppata degli attaccanti, sul centrocampo che va a corrente alternata. Più di altre volte, fra gli sconfitti entra anche Roberto Mancini. Ha sbagliato, non ha saputo correggere, poteva centrare un piazzamento facile fra i primi tre e si è ritrovato con una squadra che ha deluso.
Strano destino per due vecchi ragazzi che ci hanno illuminato con calcio che oggi  sogniamo. Ma Totti assapora ancora lo stellone, Mancini solo il magone. Giocavano con talento, ora lottano per non restare invischiati nel pallone della manovalanza.


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