Sport

Totti da pensionare, ma è finita male

Riccardo Signori
8 maggio 2017

Francesco Totti

Quanto è difficile mandarli in pensione. La solita storia dei calciatori bandiera, ma soprattutto delle primedonne. Poi se anche l’allenatore ci mette del suo, la questione si complica, i musi duri si allungano e quasi mai la storia finisce in gloria. Il caso Totti è l’ultimo della serie. In aggiunta potremmo pensare al divorzio Juve-Del Piero per non andare lontani o riesplorare gli ultimi anni di Gianni Rivera al Milan. Più furbo Andrea Pirlo che, non essendo un calciatore bandiera nel senso più romantico del termine, ha salutato per tempo la compagnia ed è andato a raccogliere un po’ di milioni negli Stati Uniti. Il fine carriera nelle terre lontane solitamente gonfia il portafoglio e addolcisce il distacco.

 Ma quando l’uomo-  bandiera battaglia in terra patria tutto diventa astioso, avvelenato e talvolta ingiusto se non ingiustificato. Mettiamo in chiaro: è ora che Francesco Totti se ne vada in pensione, pensi ad un futuro diverso da quello del campione che non sa staccarsi dal filo d’erba e dalla maglietta del panchinaro. Come tutte le primedonne,il nostro non ha sentito la campana, non ha ascoltato le ragioni del tempo ed essendo un re di Roma ha creduto di essere immortale e di aver diritto ad un posto a vita sul campo.

Per fortuna la natura contraddice queste idee, peraltro sposate da una parte del tifo romanista. Se Totti avesse ragione, allora dovrebbero giocare ancora Alex Del Piero e Gianni Rivera, fra l’altro certamente più bravo di lui nell’arte pallonara.

Totti è stato una delizia, poi è diventato una croce per gli allenatori: se la Roma ha vinto poco e nulla non è colpa sua, ma esiste un concorso di colpa. Se Totti ha voluto rovinarsi il fine carriera, con questo anno abbarbicato alla panchina e alle sue battaglie con Spalletti, è certamente colpa sua, prima che dell’allenatore. Peccato, perché tutti hanno voluto esagerare e il tecnico lo ha proprio dimostrato nell’ultimo Milan-Roma a San Siro. Il Milan era una squadra disfatta, la Roma saldamente al comando della partita. Il popolo tifoso, anche quello milanista, attendeva di vedere Totti in campo per l’ultima passerella prima dell’addio. Il tecnico, invece, ha dispettosamente negato l’evento, lasciato l’ex Pupone sulla panchina con la faccia attraversata da un sorriso sghembo, amaro e deluso. Una sberla che l’ex capitano non meritava, a prescindere da certi atteggiamenti.

Alex Del Piero

Mettere in pensione (meglio dire a riposo: la pensione è una cosa seria per chi ne conosce le conseguenze economiche in Italia) Totti è stato difficile. Negargli la passerella a San Siro è stato un atto di piccolezza umana: non certo da allenatore vaccinato ad ogni esperienza. Vista con altri occhi, si dirà: Spalletti è un coraggioso, sarebbe stato facile mandarlo in campo per togliersi di dosso il peso di una critica. Lui, invece, ha continuato nella crociata. “Alleno il giocatore, non la sua storia e la sua leggenda”. E si è difeso con argomentazioni anche  credibili, sintesi efficace: “Se lo faccio entrare per cinque minuti dite che vi prendo per i fondelli”. Invece, così facendo, ha deluso tutti, tranne il suo Io: tifosi romantici, avversari e amanti del calcio avrebbero gradito il lieto fine.

 Alex Del Piero scontò una sorte più o meno simile alla corte di Antonio Conte. La Juve aveva deciso che il suo tempo era finito, ci fu un condimento ugualmente intransigente eppur  meno acre nella conclusione. Qui Totti sta finendo nel peggiore dei modi. Spalletti sta agendo per conto suo e della società. Non c’è allenatore di rango che non si sia trovato nella necessità di pensionare qualche primadonna, qualche giocatore che ha provocato affezione nel pubblico , qualche atleta che abbia lasciato il segno. Bisogna essere allenati anche a questo. Spalletti non lo era.


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