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Tra il dire e il fare c’è di mezzo Renzi

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo
18 marzo 2014

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Non c’è che dire, Matteo Renzi sa parlare e sa farlo molto bene. Il presente è il suo tempo verbale preferito e utilizzandolo fa quasi credere che le cose siano già state fatte. Renzi parla di mille euro in più all’anno ai dipendenti, e questi lo acclamano. Parla di taglio dell’Irap e gli imprenditori esultano (tra questi spiccano Marchionne e Della Valle). Ma ancora niente di tutto ciò è stato fatto. Non un disegno di legge vero e proprio, non un decreto; le tappe promesse sono già state bruciate con un niente di fatto, e si deve dunque trasferire la promessa “del fare” ai prossimi cento giorni.
“Se non ci riesco sono un buffone” dice il presidente. In realtà non deve essere così duro con sé stesso, qualcosa è stato fatto: ha venduto, compresa la sua, ben 100 auto blu. Su 60 mila.

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Ed ecco allora spiegata la stima di Marchionne: Renzi ha comunque venduto più auto di lui. Si è poi parlato del miracolo quando il consiglio dei ministri ha approvato la relazione di Renzi. Ma non pochi han pensato che una relazione non è un provvedimento di legge e allora il presidente rassicura: “ È come cosa fatta. […] Se volete aspettare per vedere, lo capisco”.
Ma d’altronde era ovvio: i suoi alleati sono scettici, anche se dicono il contrario, l’appoggio del suo stesso partito è spesso in discussione e le difficoltà aumentano giorno dopo giorno. Il presidente del consiglio ha comunque fatto parte del suo lavoro. Nonostante le sue promesse fossero azzardate, ha ridato speranza al Paese e ha confermato ai mercati esteri che l’Italia rimane solida.

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Teoricamente dal primo maggio gli italiani che guadagnano meno di 1500 euro al mese avranno netti 80 euro in più in busta paga, per un totale di circa mille all’anno. La copertura sembra esserci, e Renzi invita i diffidenti ad aspettare il 27 maggio per le prove.
E per quanto riguarda la copertura del cuneo fiscale? “È totalmente fatta dal governo sulla base del risparmio di spesa, dei numeri macroeconomici generali che vi indicherò ma senza aumento della tassazione”.
Inoltre dal primo maggio verrà effettuata un’operazione anche sull’Irap, che sarà ridotta del 10%: “Si finanzierà con l’aumento della tassazione sulle rendite dal 20 al 26% (2,6 miliardi)”. Non verranno toccati i titoli di stato. Soffermandosi sui debiti della Pubblica amministrazione Renzi dice:  ” 22 miliardi già pagati e 68 miliardi che pagheremo entro luglio”. 3,5 miliardi saranno investiti sulla scuola, 1,7 miliardi su un piano casa, non si sa bene per cosa, 500 milioni sul terzo settore e, più precisamente, per le imprese sociali, qualora qualcuno fosse intenzionato a crearne di nuove.

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Per quanto riguarda la ricerca, l’obiettivo è di creare entro il 2018 100 mila posti lavoro investendo 600 milioni di euro. Inoltre è previsto un taglio del 10% sul costo dell’energia grazie alla rimodulazione del paniere della bolletta energetica.
Il lavoro? È una priorità, ed ecco alcune novità che la riguardano: prolungamento da uno a tre anni della durata massima del contratto a termine, con un aumento della garanzia per la fascia 18-29 anni. Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, si andrà ad esaurire la Cassa integrazione, l’abbandono della quale viene auspicato dalla maggior parte degli economisti ormai da svariato tempo. Per quanto riguarda la riforma costituzionale, Renzi sostiene che entro 15 giorni sarà portata in Parlamento.
E la legge elettorale? “La legge elettorale ha molti limiti, ma non ci saranno mai più larghe intese e chi vince governa 5 anni. È una rivoluzione impressionante, c’è un cambio strutturale”. Matteo Renzi non ha paura di rischiare, “minacciando” di chiudere qui la sua esperienza politica in caso di fallimento. Prima di tutto ci mette la faccia.

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo