Musica

Tra il primo e l’ultimo dei pianoforti

Daniel Seminara
24 marzo 2014

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Cos’hanno in comune Ludwig Van Beethoven e Karlheinz Stockhausen? Oltre alla piuttosto scontata appartenenza territoriale, legata a Bonn e Mödrath, città natali dei rispettivi compositori, distanti fra loro solo una trentina di chilometri, c’è sicuramente la forza innovativa della loro musica; è quest’ultima ad averli resi due baluardi della tradizione musicale occidentale e, parallelamente, a non averli esentati da severe critiche provenienti dai contemporanei. Con l’intenzione di spingere il pubblico a confrontarsi con le musiche dei due compositori, il pianista Maurizio Pollini proporrà lunedì 24 marzo al Teatro alla Scala un concerto dal titolo “Le Sonate di Beethoven e la musica del nostro tempo”. Il concerto si configura all’interno del più ampio Progetto Pollini, che quest’anno ha visto il maestro milanese in quattro appuntamenti (due già passati) accostare musica contemporanea e grandi autori del passato. L’intento è quello di rendere il pubblico progressivamente consapevole della realtà della musica dei nostri giorni, di fornire ad esso degli strumenti di comprensione di un linguaggio che spesso appare ostico ai più. Non a caso i concerti sono preceduti da conferenze, come quella di venerdì 21, dove Pollini e il musicologo Paolo Petazzi hanno presentato il programma musicale.

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Sarà Beethoven ad aprire e chiudere il concerto. La Sonata in re minore op. 31 n. 2 “La tempesta” e la Sonata in si bem. maggiore op. 106 “Hammerklavier” faranno da cornice ai Klavierstücke vii e ix. Come già ricordato, Beethoven e Stockhausen hanno condiviso la ricerca musicale e strumentale ma, paradossalmente, pur con tutta la loro forza innovatrice, questi lavori si collocano agli antipodi. Se infatti le Sonate di Beethoven condividono un percorso di sviluppo parallelo a quello del pianoforte, che proprio in quegli anni arriva alla sua forma quasi definitiva, i Klavierstücke rappresentano invece il ritorno a uno strumento tradizionale, dopo le esperienze della musica elettronica e dei sintetizzatori. Resta interessante capire la chiave di lettura fornita da Pollini e le modalità tramite cui farà dialogare i due autori a distanza di oltre un secolo. Al pubblico il piacere di scoprirlo.

Daniel Seminara


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