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Treni da sogno

Carla Diamanti
21 maggio 2015

150521 Cartolina

Meno di due giorni di treno, 10.500 km e centinaia di mondi attraversati. Salire quaggiù, dove la punta estrema dell’Europa tocca un oceano e scendere laggiù, dove l’Asia finisce in quel calderone cosmico che è Pechino. Un sogno non soltanto mio, un sogno che affascinò esploratori e mercanti, che spinse Marco Polo ad andare verso l’ignoto e tanti come lui a intraprendere viaggi lunghissimi. E spesso di sola andata. Un groviglio di fili di colore diverso racconta questo incredibile progetto, guidato da Torino. Sì da Torino, e non sarà un caso, visto che negli anni è diventata simbolo di multiculturalità. I fili colorati di oggi tracciano il percorso della rete ferroviaria più incredibile mai progettata e che vedrà la luce nel 2050, neanche poi fra tanto tempo. Quel percorso secoli fa era segnato da altri fili, quelli della seta che veniva trasportata in senso inverso, da Oriente verso Occidente lungo una strada diventata un mito. La Via della Seta. Non vi fa subito sognare? A me sì. Sognare luoghi, gente, lingue, tradizioni, religioni, culture, cibi, natura, paesaggi, attività, colori diversi. Un progetto che va oltre il trasporto, oltre le necessità commerciali e di spostamento. Crea una rete, crea contatti, scambi e perciò apertura. Lo sapevano bene quelle città che in passato erano centri carovanieri e che oggi hanno mantenuto la vocazione all’apertura.

Aleppo, giusto per citarne una che vive tempi terribili. Beh, io vedo quel treno, quel progetto come una ulteriore forma di viaggio, come un moltiplicatore di luoghi, con tante fermate colorate e tanti tratti brevi che invitano a scendere e a conoscere. Una metro, quasi. Anche nel nome: METR, acronimo di Medio Oriente, Europa, Turchia, Russia, così si chiama il tratto centrale di questo gigantesco groviglio di fermate e di luoghi. Immaginate di trovarvi in una delle città del Vecchio Continente, di salire a bordo di questa metropolitana continentale e di scendere dopo poche ore di viaggio, per esempio, a Kazan, nel Tartastan russo. Le carrozze sfrecciano dove un tempo correvano i messaggeri a cavallo: stesso schema, stesso sistema, stessa straordinaria maniera di collegare i mondi attraversati. La Via della Seta diventa ferroVia. Io non so se sia etico, non so se sia politicamente corretto, non so se sia opportuno. Io so solo che per me è un sogno.

Carla Diamanti
www.thetraveldesigner.it


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