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Tutti i luoghi del Presidente Macron

Carla Diamanti
21 maggio 2017

Mentre sento gli elicotteri volare sulla testa e guardo in tv le immagini dei dintorni di casa mia parate a festa e blindate mi viene in mente che oggi sarà meglio non uscire, per evitare deviazioni e strade sbarrate da camionette della polizia e inferriate. In fondo a due passi da qui, mentre scrivo, c’è il gotha della politica e della cultura francesi e internazionali.

E allora, in attesa che si dissolvano le limitazioni e che Parigi torni a essere di tutti mi viene in mente di trasformare in spunti di viaggio (ed eventualmente di visita, quando possibile) tutti o quasi i luoghi del Presidente. Cioè di questo, l’ottavo della Quinta Repubblica. Emmanuel Macron.

Vive la République. Vive la France.

 

Rue Cler. La residenza privata di Brigitte ed Emmanuel Macron si trova in questa stradina pedonale nel cuore del settimo arrondissement. Personalmente mi sembra l’angolo più gioioso e sorridente di questo arrondissement, altrove troppo serio e forse anche pieno di sé. Un po’ snob e tanto noioso. Rue Cler è una delle poche eccezioni. Pedonale, dunque, e piena di negozietti e terraces aperte anche durante l’inverno. C’è anche un mercato con i banchi di verdura dove fa la spesa una delle vedettes della cucina italiana in Francia, Laura Zavan. No, niente ristorante. Laura officia a domicilio. Quello altrui (i suoi catering sono gettonatissimi per gli eventi della stampa nazionale, di artisti e creativi del calibro di Philippe Model) o quello del suo compagno, il fotografo Philippe Arnaud, a due passi dalla casa di M. et M.me Macron, dove organizza piacevoli table d’hôte.

 

Palazzo dell’Eliseo. 55 rue du Faubourg St. Honoré. Davanti alla folla rigorosamente in fila sul marciapiede opposto, l’ingresso ufficiale al palazzo presidenziale si trova qui, nella parte alta dell’arteria della moda internazionale. Dall’altra parte, invece, il palazzo si apre su un vasto giardino affacciato sul Rond Point degli Champs Elysées. E pensare che fino a tre secoli fa questa strada era ancora campagna e dove oggi ci sono dimore e vetrine di lusso era tutto un pascolo. Tutt’al più con qualche casupola dal tetto di paglia. Il terreno dove ora si trova l’Eliseo venne venduto dall’architetto Armand Claude Mollet a Henri-Louis de la Tour d’Auvergne, conte di Evreux, che gli commissionò la sua residenza, considerata ancora uno degli esempi migliore di architettura classica. Difficile sbirciare all’interno perché, présidence oblige, la sicurezza e la protezione della privacy sono ai massimi livelli. Ma sfidando il sonno (e la coda) lo si può visitare nelle Giornate Europee del Patrimonio (16 e 17 settembre prossimi) con l’unica avvertenza di alzarsi prima dell’alba per essere davanti all’Eliseo alle 5 del mattino.

Hotel de Marigny. Si trova sul viale omonimo, a due passi dall’Eliseo, ed è il palazzo in cui il Presidente riceve gli ospiti stranieri. Tra i proprietari ci fu il barone Gustave de Rothschild che lo acquistò dalla duchessa di Bauffremont insieme a un altro hôtel particulier per un totale di circa 3555 metri quadri abitabili. Evidentemente non sufficienti, visto che nel 1872 il barone decise di riunire le due proprietà e di far costruire un nuovo palazzo su una parte dei terreni. Dopo una decina d’anni di lavori, ecco il risultato: un edificio con un ingresso monumentale che dà accesso a un vestibolo altrettanto grandioso. Peccato non poterlo visitare.

Rambouillet. Circondato dalla foresta che porta lo stesso nome e che lo dà anche a tutta la zona e al comune vicino (residenza dorata dei parigini a meno di mezz’ora dal centro della Ville Lumière), questo casello non è più stato abitato dai Presidenti della Repubblica, anche se le informazioni lo danno come facente parte delle loro residenze ufficiali. Un laghetto gli fa da specchio e ne segue il profilo disegnando un semicerchio, mentre nel grande giardino si nascondono (è proprio il caso di dirlo) la Chaumière aux coquillages della principessa di Lamballe e la Laiterie de la Reine Marie Antoinette, che amava tanto le atmosfere bucoliche. Questi due gioiellini architettonici del XVIII sono le uniche parti attualmente visitabili, dato che il castello è chiuso per restauri fino (forse) a fine 2017.

Forte di Brégançon. Bisogna scendere fino a sud dell’Esagono e perdersi nelle alture attorno a Bormes-les Mimosas (profumatissima e tutta colorata di giallo a partire da febbraio, quando fioriscono le mimose, da cui il nome). Poi si deve scendere ancora fino al mare e alla sottile lingua di terra che separa la costa da un isolotto roccioso alto 35 metri. Dalla prima fortezza, che risale addirittura a un secolo prima di Cristo, si controllavano le rade di Hyères e di Tolone. Nel corso dei secoli castello e territorio circostante appartennero ai visconti di Marsiglia che lo vendettero al Comune. Furono i matrimoni e il passaggio proprietà di erede in erede che lo fecero arrivare alla Corona e a Carlo d’Angiò che, diventato sovrano delle Due Sicilie, volle riparare e armare tutte le fortezze della costa, Brégançon compresa. Passarono altri secoli prima che vi soggiornassero il generale de Gaulle, nel 1964, e poi i presidenti Pompidou e Giscard d’Estaing, il primo a usarlo regolarmente, Mitterrand, Chirac, Sarkozy e Hollande. Farà lo stesso anche Macron?

ENA, cioè École Nationale d’Administration. Insomma il vivaio della classe dirigenziale economica e politica francese. Gli “Énarques” cioè gli ex alunni (soprattutto quelli arrivati ai vertici del Paese, come l’attuale Presidente) non hanno bisogno di presentazioni ulteriori. Se hanno frequentato questa scuola si sa già che hanno caratteristiche ben precise. Brillanti, intelligenti, colti, amanti delle arti, specialmente di quelle classiche, determinati, spesso di buona famiglia e di sicuro con ottime future relazioni interpersonali. Come in una specie di clan qui ci si riconosce sempre e non ci si perde mai di vista, anche perché prima o poi si finisce per chiamare per nome ministri, direttori generali e da ora anche il presidente: nelle foto ricordo degli Énarques ci sono un po’ tutti. Il senso d’appartenenza è una delle cose che si imparano all’ENA, insieme alle discipline previste dal corso di studi prescelto. Nata all’indomani della Seconda Guerra Mondiale sotto la presidenza di de Gaulle, la Scuola Nazionale di Amministrazione si inseriva nel progetto di riforma della “macchina amministrativa” dello Stato. Oltre alla sede principale a Strasburgo, quella di Parigi si trova al n. 2 di avenue de l’Observatoire e ospita la direzione delle relazioni internazionali, un centro di documentazione e quello che si occupa delle classi preparatorie al concorso.

Le Touquet- Paris Plage. In questa località balneare a nord di Parigi i coniugi Macron si sono sposati e si rifugiano dal clamore della capitale. O almeno avevano l’abitudine di farlo prima dell’elezione di Emmanuel. Qui sono anche residenti, visto che hanno votato sia il 23 aprile che il 7 maggio. Quando fanno tappa a Le Touquet, i Macron abitano in una villa sulla strada principale, ristrutturata e rimessa a nuovo da qualche anno. A due passi c’è lo spettacolo della Côte d’Opale, ci sono le falesie e le ampie spiagge di sabbia. C’è la baia della Somme con le sue colonie di foche, un po’ più giù il pont de Normandie e di fronte la Manica che separa la Francia dal regno extra europeo di Gran Bretagna. Da Parigi ci si arriva in un paio d’ore di macchina o di treno dalla Gare du Nord.


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