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Tutto un altro Messico

Carla Diamanti
2 febbraio 2017

Abbasso la testa, entro sotto il tendone e vengo risucchiata in un universo parallelo. In basso, sotto gli spalti, gruppetti di uomini a cavalcioni sullo steccato di legno aspettano e sorridono sotto i sombreri mentre il microfono sollecita il pubblico e surriscalda l’atmosfera.

Ecco che cavalieri e cavallerizze in abiti sgargianti fanno il loro ingresso in pista e si dispongono ai lati, in semicerchio, in attesa del proprio turno. Tutto è pronto, la charreada può iniziare. Tra urla di incitamento e prove di abilità le haciendas di Zacatecas si sfidano in questa competizione tradizionale nata dopo la Rivoluzione Messicana e diventata un affresco vivente di storia popolare che racconta il lavoro e la vita degli uomini e dei loro cavalli.

La capitale, Città del Messico, sembra lontanissima da questa cittadina sferzata ogni inverno dal vento del norte, da cui arriva l’argento che oggi riempie i negozi di souvenir del centro e che tanti secoli fa richiamò spagnoli, domenicani, gesuiti e agostiniani. Al seguito dei ricchi imprenditori delle miniere approdarono quassù, in una gola del Rio de la Plata, per evangelizzare le popolazioni locali. Quando ripartirono per la Madrepatria lasciarono un’eredità fatta di pietre scolpite che ancora oggi esprimono opulenza e magnificenza: basta alzare lo sguardo sulla facciata della Basilica Menor per condividere il giudizio di chi l’ha definita come la più bella chiesa barocca del Messico. I blocchi di arenaria rosa della facciata sono stati sagomati in immagini scolpite secondo lo stile churrigueresco, che nelle terre d’oltremare rileggeva e reinterpretava il barocco della lontana Europa nutrendosi di elementi locali e trasformandolo in un’architettura carica e ridondante.

Attorno alla chiesa scorre la vivace vita della cittadina nata a metà del Cinquecento e oggi Patrimonio Unesco. Sospesa in un tempo altro, dove gli uomini continuano a ritrovarsi nel saloon (narra la leggenda che non comprassero frigoriferi in modo da avere una scusa valida per trattenersi al bar) e le orchestrine di strada animano i pigri pomeriggi dei passanti. Le vetrine stracolme di argento in ogni forma si alternano alle bancarelle su cui gli indios vendono i loro fili intrecciati con perline colorate. Tra poco scenderà il tramonto e loro riprenderanno la strada verso casa. Quassù, nel Messico più lontano, il tempo scorre lento come le rare nuvole che ogni tanto attraversano il cielo per rimanere intrappolate fra le guglie della cattedrale.

 

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