Letteratura

Un altro 11 settembre

Marina Petruzio
11 settembre 2013

cop la lunga notte

Potrebbe essere una giornata come tutte le altre – e di fatto lo è – ma nell’immaginario collettivo l’11 settembre resta legato ad un evento straordinario e purtroppo doloroso. E se non si avesse così fretta di abbandonare la storia, di passare oltre, in un quotidiano fatto di notizie che mischiano disastri umanitari a leggere pubblicità, forse potremmo ricorda anche un altro 11 settembre.

Oggi però si torna a scuola.
Per molti il primo giorno di una lunga pagina della propria vita. Per altri il ritrovare i compagni di classe, gli amici, gli amori, il compagno o la compagna di banco amata/odiata, un pezzetto di vita.
E così anche Pedro attende la riapertura della sua scuola.
A casa, in città, si annoia un po’, ha solo Martino, il compagno di classe, quello originale, con cui condividere qualche ora. Le giornate sono calde, lunghe le ore in attesa del ritorno dall’ospedale della mamma e del papà che ormai da qualche tempo rientra dalla redazione del giornale sempre più stanco e preoccupato.
Pedro ha undici anni, cinque giorni lo separano dall’inizio della scuola e quel mattino è fortemente determinato a convincere la mamma a lasciarlo andare a piedi a casa di Martino: solo tre isolati da casa! Una distanza percorribile in breve tempo anche da un bambino.
Ma non in quel settembre, non in Cile.

Santiago del Cile, 11 settembre 1973.
Il generale Augusto Pinochet, comandante in capo delle forze armate cilene, dopo aver giurato fedeltà al Presidente Salvador Allende in quel lontano settembre, per noi lontano anche geograficamente, fu il vero artefice del colpo di stato al quale fece seguire una delle più dure e violente repressioni, la più feroce delle dittature. Durò 17 anni: la Lunga Notte, appunto.
30.000 le persone uccise, molte mai più ritrovate – sono i desaparecidos, gli scomparsi, i cui parenti, uniti, non si sono mai arresi e continuano a cercarli. Ancora oggi.
Pedro ha 11 anni, ma quando rincasa “quella sera non ero più un bambino, ero diventato grande”.
Non ci saranno né un primo giorno di scuola, né gli amici di sempre, né le persone conosciute, quelle che la mamma aiuta nelle “poblaciones”. Non ci sarà Flor, la figlia di Anita alla quale la sua famiglia è così legata, Flor che conosce da quando sono nati e dalla quale è così attratto: “bella come le Ande”, ma povera, povera come i poveri del Cile per cui Allende ed i suoi genitori si battevano. Non ci saranno piú le proprie cose, la propria casa, i propri libri, i propri giochi.
È così che Pedro e la sua mamma, rischiando la loro stessa vita tra militari pronti a tutto ed una città nel più totale delirio, corrono da Anita e dai suoi figli, tutti piccoli, nel tentativo di salvarsi assieme.
La paura di attraversare la città, il delirio di militari che incendiano le poblaciones, la gente che scappa senza un piano preciso, senza una meta, versa il nulla, la paura di non trovare Anita, di perdere i bambini e poi di non vedere arrivare papà in un punto della città stabilito di cui solo la mamma è a conoscenza. Quel luogo, quell’incontro era stato pattuito tempo prima: qualsiasi cosa fosse successa, con chiunque dei due si trovasse Pedro, là dovevano trovarsi, aspettarsi un tempo utile e nel caso ripartire senza voltarsi…assieme o da soli.
Saranno amici che rischiando la loro stessa vita li aiuteranno, nascondendoli e poi facendo passar loro il confine verso un Messico sconosciuto, dove approderanno con i loro unici vestiti, esuli politici. Senza Anita e senza la bella Flor…proprio ora che Pedro ha perso tutto e lei non è più così irraggiungibile.
Il finale a sorpresa è una voce narrante femminile di nome Victoria: ha 17 anni ed un padre ex esule, sarà lei a prendere il testimone del racconto e a mantenere vivo il ricordo, un ricordo arrivato a lei attraverso la narrazione familiare, dei nonni che forse il Cile non lo hanno più rivisto e del padre rientrato dopo tanto tempo.

Un breve e prezioso romanzo storico rivolto ai ragazzi che Sofia Gallo ha presentato in prima persona al Festivaletteratura di Mantova venerdì 6 settembre presso l’Istituto Carlo d’Arco e Isabella d’Este. 56 pagine che l’autrice scrive immaginando Pedro come voce narrante. Avvincenti, interessanti, commoventi, un breve ma incisivo racconto dei fatti che sconvolsero il Cile sia politicamente che umanamente.
Nulla di più incisivo per imparare, per conoscere un pezzo di storia contemporanea che sentirlo dalla voce di un coetaneo. Ma anche un libro da leggere con gli adulti per ricordare, per parlarne, per discutere di alcuni valori che oggi sembrano così scontati da aver perso quasi la loro valenza di Valori con la V maiuscola: la libertà, la solidarietà, l’amicizia, il valore della democrazia e del proprio Paese.
Le dieci pagine di chiusura sono dedicate ai cenni storici dei reali accadimenti, con le fotografie del tempo, i personaggi coinvolti.
Ad accompagnare la narrazione, le illustrazioni di Lorenzo Terranera, dal tratto veloce, in rosso, quasi a penna, dei post-it affrancati alle pagine, che sottolineano con un ritorno alla realtà i momenti cruciali di un racconto “nunca mas”, mai più.

Nella stessa collana, “Storie di memoria”, Lapis pubblica altri tre titoli dove è sempre un bambino a narrare il suo vissuto in quel giorno particolare segnato nelle pagine della storia contemporanea: “Il compleanno di Franz”, Germania Olimpiadi 1936, dove è Jessie Owens, un atleta di colore, a far vacillare in 10 secondi il mito della superiorità tedesca; “La bicicletta di mio padre”, ambientato nella Roma del 1943, un racconto sulla Resistenza e la Liberazione; e “Ritorno al mittente”, che si svolge nella Torino del 1945, alle porte della liberazione.

Marina Petruzio

La Lunga Notte
di Sofia Gallo illustrazioni di Lorenzo Terranera
Ed.: Lapis Edizioni
Collana: Storie di memoria
Euro: 10,00
Età di lettura: da 11 anni


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