Letteratura

Un genio anticonformista e il suo romanzo riportato alla luce

staff
15 aprile 2012

Juan Carlos Onetti nacque a Montevideo nel 1909. Durante la sua intensa vita fece il giornalista, il custode, il venditore di Picasso falsi; nel 1974 fu imprigionato e passò sei mesi in un ospedale psichiatrico per aver sostenuto il racconto di un autore critico nei confronti regime militare uruguayano. Lo scrittore Carlos Fuentes  lo ricorda mentre faceva la spola tra la casa della moglie e quella dell’amante, a un isolato e mezzo di distanza, per ricevere da entrambe gli stessi identici rimproveri.
La leggenda di Onetti resta però legata soprattutto al suo enorme talento di scrittore, tanto che Julio Cortázar lo definì addirittura “il più grande romanziere latinoamericano”. Paragonato a Faulkner, avvicinato a Sartre e a Borges, Juan Carlos Onetti è stato uno dei più significativi narratori sudamericani, innovativo e attentissimo alla forma.
A quasi un ventennio dalla sua morte, le edizioni indipendenti SUR omaggiano l’autore e cercano di rimediare alla semi-indifferenza italiana proponendo al pubblico nostrano l’opera omnia di Onetti. Si parte questo aprile con la pubblicazione di “Gli addii”, romanzo breve del 1954, tra i migliori risultati dello scrittore.
Un uomo si trasferisce in un paese di montagna, abitato da una piccola comunità legata al vicino ospedale e sanatorio. Un tempo era un campione della pallacanestro, ma ora, ammalato di tubercolosi, si è dovuto ritirare dallo sport e dalla sua vita precedente; ostinatamente schivo e riservato, indifferente verso ogni tipo di cura, l’uomo passa il tempo tra l’albergo e la drogheria di paese, prendendo nel frattempo in affitto una villa lussuosa poco distante, tutta per sé. Al suo strano comportamento, che alimenta la curiosità e le fantasie degli abitanti, si aggiunge ben presto l’arrivo di due donne. Una, matura, robusta, porta occhiali dalle lenti scure e viene a trovare l’uomo – il suo uomo, evidentemente  – in primavera, mentre un’altra,  giovane, fin troppo giovane, lo visita in estate.
Ad assistere e raccontare la vicenda, misteriosa perché affidata esclusivamente a voci e congetture, è il proprietario del negozio in cui si incontrano gli abitanti, testimoni e al contempo narratori – o meglio, interpreti – della storia. Una nebulosa di pettegolezzi, interesse spontaneo, giudizi facili e illazioni accompagna il lettore attraverso le pagine di questo romanzo, guidandolo verso un finale chiarificatore. Leggere “Gli addii” è come scivolare lentamente e inconsapevolmente in un sogno, per poi scoprire che questa atmosfera opaca e intorpidita non è affatto male, e anzi, rivela molto più di ciò che nasconde.

 

Maria Stella Gariboldi


“Gli addii”, di Juan Carlos Onetti, traduzione di Dario Puccini, SUR, pp. 131


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