Musica

Un giovane racconta la musica classica ai giovani

staff
21 maggio 2012

È questo il dichiarato intento di “Non è musica per vecchi”, il libro scritto dalla giovane promessa della direzione musicale Andrea Battistoni e edito da Rizzoli nel Marzo 2012. Battistoni, da poco entrato nella storia come il direttore più giovane ad aver calcato il podio orchestrale della Scala, voleva scrivere un libro che potesse far incuriosire tutti coloro che non hanno mai fatto esperienza diretta della fruizione musicale “classica”. Attraverso un approccio espressamente sincero e spassionato, Battistoni apre il proprio animo di musicista e di uomo ai lettori; la speranza è quella di trasmettere curiosità, ancor prima che amore, per un mondo che è sconosciuto ai più, soprattutto ai ragazzi. Ecco quindi il giovane musicista raccontare e raccontarsi, in un inusuale alternarsi di aneddotica autobiografica e di spiegazioni storico-musicali più tradizionali. Se nelle prime pagine Battistoni ci racconta come sia nata in lui la passione per la musica e soprattutto per la direzione d’orchestra, subito dopo crea un’ideale top five dei brani sinfonici da lui ritenuti maggiormente significativi. D’altronde la tecnica della classifica viene sfruttata da Battistoni nell’arco di tutto il libro, cosicché il lettore si ritrova a fronteggiarne diverse: quella sui compositori imperdibili, quella sulle opere liriche, quella dei direttori d’orchestra… Un mini prontuario per tutti coloro che, a digiuno, volessero farsi un’idea dello sconfinato mondo della musica classica e dei suoi protagonisti più autorevoli.
È molto apprezzabile in Battistoni un’attitudine che è quella dell’appassionato, prima ancora che del musicista sapiente: ci conduce attraverso un proprio personalissimo percorso musicologico che è innanzitutto mosso dalla passione, dall’amore per quest’arte così ineffabile e allo stesso tempo così universale. Ciò che sembra premere maggiormente all’autore è il mostrare quanto la musica classica abbia da dire rispetto alla quotidianità di ognuno di noi. Fare musica diventa quindi il momento per “dar voce alle emozioni più inconfessabili e profonde”, il momento in cui è impossibile mentire a se stessi e agli altri. Gli altri: sì, perché Battistoni si impegna anche a spiegare, sempre attraverso la sua giovane esperienza, la dimensione più propriamente sociale della musica, quella che lui scoprì partecipando in conservatorio alle prime prove di orchestra; quella stessa dimensione che obbliga all’onestà verso i propri compagni, perché l’orchestra non è altro che “un unico strumento”, il cui suono è la risultante dei timbri e dei caratteri di tutti i musicisti che la compongono.
Per una volta un libro destinato ai “non addetti ai lavori” che non vuole fare lezioni o imporre verità, ma che, con semplicità e gentilezza, si pone come primo spunto per svelare quel vastissimo mondo che è la musica classica. Nella spiazzante consapevolezza che “parlare di musica è come ballare di architettura”!

 

Eva Marti


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