Cinema

Un mare di alberi

Giorgio Raulli
28 aprile 2016

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La foresta di Aokigahara, in Giappone, alle pendici del monte Fuji, è tristemente nota per essere teatro di numerosi suicidi, tanto che le elevate statistiche hanno portato le autorità a disseminare la foresta di cartelli che esortano alla consultazione di specialisti e psicologi, per cercare di far desistere i visitatori decisi a gesti di disperazione. In questo luogo particolare, l’americano Arthur Brennan (Matthew McConaughey), professore di fisica e ricercatore, è spinto dal dolore per la perdita della moglie (Naomi Watts) a portare a termine la sua estrema decisione; prima però incontra per caso Takumi Nakamura (Ken Watanabe), un uomo che cerca la via d’uscita: Arthur non se la sente di lasciarlo vagare nella foresta, iniziando così un percorso imprevisto.

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Il regista statunitense Gus Van Sant si concentra questa volta sulla difficile riflessione di ciò che unisce (o divide) la vita e la morte, tema da lui già affrontato in precedenza: in La Foresta dei Sogni veniamo accompagnati in una passeggiata tra gli alberi in cui purtroppo a perdersi è in primis il regista stesso, e di conseguenza anche il pubblico; le premesse interessanti sottese a questa pellicola, infatti, specialmente la suggestiva ambientazione vista un po’ come la Selva Oscura dantesca, purtroppo si scialacquano nel corso del film.

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La colpa è soprattutto di una sceneggiatura troppo retorica e in qualche modo prevedibile. A cominciare dalla narrazione attraverso flashback, in cui si consuma un dramma familiare che degenera pian piano nel melodramma. Le sequenze del presente, quelle in cui in cui Arthur vaga con il suo compagno di viaggio nel mare di alberi, sono invece piene di divagazioni sulla morte e sul misticismo, monologhi struggenti e furbescamente emotivi: in queste scene de La Foresta dei Sogni, Gus Van Sant si adopera molto, tra riferimenti cinefili ed estetica suggestiva, con l’intento di costruire un universo onirico, un luogo etereo in cui cercare di riflettere sul senso della vita, come fosse un saggio filosofico sulla morte, che però non dà risposte interessanti né provoca domande nuove.

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La pellicola sembra distaccarsi molto dalle classiche peculiarità del cinema di Van Sant, tanto che non sembra ci sia lui dietro la macchina da presa. La Foresta dei Sogni era stato presentato in concorso al Festival di Cannes 2015, ma nelle sale cinematografiche italiane è stato distribuito da Lucky Red dal 28 aprile.


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