Letteratura

“Un soffio nell’anima”

Alberto Pelucco
13 settembre 2015

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Da una parte, la passione smodata per la letteratura. Dall’altra la sete, quasi insaziabile, di apprendimento. Così nasce “Un soffio dell’anima”, libro di Dora Millaci, che in 45 racconti invade, mette a soqquadro l’animo umano, punzecchiandolo nelle sue ombre.
Ciascuna storia, di breve durata, è un piccolo mondo, che nasce, cresce e muore, trascinando nel suo sviluppo uomini e donne di tutti i giorni, identificabili per il solo nome. Al centro ci sono le reazioni di personaggi, le cui vicende, raccontate in prima persona, finiscono per diventare le nostre. Siamo catapultati in un mondo nuovo, attori nel palcoscenico allestito dall’autrice, genovese di adozione, ma belga di nascita.
Ecco spiegata l’assenza di riferimenti spazio-temporali in ogni storiella: la vita di una Jennifer o di un ormai anziano reduce di guerra diventa la nostra, non importa dove e quando si svolga. L’egoista si fa affettuoso, il dirigente uno spaurito sopravvissuto al crollo di una miniera, una ragazza diffidente la migliore amica e confidente di un condannato a morte, in realtà innocente.
Tra ragazze in conflitto con il proprio aspetto e anziane signore colpevoli di avere vissuto troppe primavere, si snoda un viaggio di maturazione interiore, che conduce a una nuova visione della vita e culmina in una nuova iniezione di ottimismo nei confronti del futuro. Tutto ciò in un libro che da Fedro ed Esopo ricava lo stile semplice e scorrevole, da Shakespeare e Pascoli l’indagine dei sentimenti, da Agatha Christie e Ken Follett la concisione, con quell’attenzione ai dettagli tipica di uno Sherlock Holmes.


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