Cinema

Un uomo sul filo

Giorgio Raulli
29 ottobre 2015

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1974. Il giovane il funambolo Philippe Petit (Joseph Gordon-Levitt), da semplice ma talentuoso artista di strada di Parigi, sogna un’impossibile impresa: camminare sul filo d’acciaio tra le Torri Gemelle. Aiutato dai preziosi consigli di Papa Rudy (Ben Kingsley) e dall’affetto della sua Annie (Charlotte Le Bon) e degli amici Jean-Louis e Jeff (Clement Sibomy e Cesar Domboy), organizza un piano meticoloso per raggiungere il suo obiettivo; durante le visite di sopralluogo al World Trade Center ancora in fase di costruzione, al suo gruppo francese, si uniranno Jean-Pierre, Barry e altri due inaffidabili complici (interpretati rispettivamente da James Badge Dale, Steve Valentine, Ben Schwartz e Benedict Samuel). Ambizione e mille ostacoli per una memorabile passeggiata nel vuoto.

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Robert Zemeckis, regista che non ha certo bisogno di ulteriori presentazioni, non si allontana mai dal tempo del sogno, della vera emozione che si prova quando si infrangono delle barriere; la sua filmografia è piena di protagonisti che, ciascuno a modo suo, superano l’impossibile. Petit, artista celebre per le sue imprese, non è da meno: The Walk è l’adattamento dell’autobiografia Toccare le nuvole fra le Twin Towers. I miei ricordi di funambolo (2002), oltre che la terza opera filmica basata sulla traversata di Petit (le prime sono il cortometraggio High Wire dell’84 e il documentario Man on Wire di James Marsh, premio Oscar per il Miglior documentario nel 2009).

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Il film ci viene raccontato dal protagonista fin dal principio: dalla gioventù, passando per gli inizi nella giocoleria e nel funambolismo, fino all’avventura newyorkese e agli ultimi istanti della storia. Una narrazione frizzante, ritmata, piena di impressioni e spiegazioni in prima persona; lo stile è senza dubbio quello dell’heist movie: l’organizzazione di un vero e proprio colpo grosso, illegale, ai danni delle istutuzioni ingessate e incapaci di capire l’arte. Anche la caratterizzazione dei personaggi, ironici, sarcastici, ma al tempo stesso determinati e ingegnosi, è tipicamente quella alla Ocean’s Eleven e simili, come anche la comica e buffa raffigurazione di polizia e istituzioni.

La regia è splendida, e coniuga elementi onirici a fatti reali con grande naturalezza, partendo da una Parigi magica – e quasi atemporale – volando in una New York in cui il sogno americano era ancora possibile: le Torri Gemelle sono fortemente protagoniste della pellicola, proprio perché rappresentano l’obiettivo, l’impossibile, la maestosità. A 14 anni dal triste attentato, Zemeckis porta le Torri sul grande schermo celebrandole in quanto simbolo di realizzazione.

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Vedere gli attori toccare e osservare quegli edifici (ricreati magistralmente da un misto di computer-grafica e reali allestimenti sul set) fa uno strano effetto, come vederle stagliarsi sullo skyline di NY. The Walk però non spinge con la retorica, almeno fino al compimento della passeggiata di Petit: il finale punta tutto su una mistica, e forse inevitabile, personificazione delle Twin Towers.

Con un’ottimo cast, The Walk è nelle sale italiane dal 22 ottobre.


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