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Cinema

Una commedia blu: Blue Jasmine

Giorgio Raulli
6 dicembre 2013

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Jasmine (Cate Blanchett) è una newyorkese che conduce una vita di prima classe grazie a suo marito Hal (Alec Baldwin), ricco uomo d’affari; quando però si scopre che Hal è un truffatore, il matrimonio finisce e Jasmine deve affrontare un grave crollo sia finanziario che psicologico, trasferendosi a San Francisco dalla sorella Ginger (Sally Hawkins), una modesta cassiera, con tanto di nuovo cognato (il rozzo Chili, interpretato da Bobby Cannavale) e nipoti.

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È davvero confortante vedere che, dopo gli ultimi lavori, su tutti To Rome with Love, Woody Allen non abbia dimenticato l’essenza del suo cinema, la frenesia narrativa e il cinismo sotteso a un’ironia pungente. Blue Jasmine dimostra di essere un vero film “alla Woody Allen”, semplice sul piano narrativo, eppure molto complesso nel personaggio della bella protagonista. La trama è abbastanza lineare, con una classica dicotomia tra ceto alto e basso, dove il regista indaga bene le fatiche d’accumulo dei nuovi ricchi indugiando molto poco sulle condizioni di precarietà dei meno abbienti. Abiti firmati e accessori per Jasmine, vestiti economici e ineleganti per la sorella Ginger, due mondi che vivono a strettissimo contatto, immersi l’uno nell’altro, ma che non si accettano. Allen sfrutta la tematica della crisi e degli scandali finanziari del nostro tempo per fotografare il declino rinunciatario di una società troppo abituata al benessere.

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Jasmine incarna perfettamente tutto questo, passando da New York, da sempre sinonimo di ricchezza, ad una inaccettabile vita più modesta a San Francisco, famosa per la sua capacità di adattarsi, nonché di saper rinascere dalle proprie ceneri (fin dal terremoto del 1906). Il regista finalmente torna al dramma umano di una protagonista nevrotica, piena di paure ma anche di certezze a cui resta aggrappata con tutte le sue forze; la vita di Jasmine cambia radicalmente, come cambiano le persone con cui intreccia la propria storia. La protagonista fa invece molta fatica ad accettare le proprie debolezze e la propria sconfitta, sposando in pieno la filosofia pessimistica e un po’ machiavellica di Woody Allen.

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Niente paura comunque, è pur sempre una commedia e le dinamiche surreali non mancano. La pellicola scorre senza momenti morti o battute superflue, neppure quando il regista sceglie di saltare nel tempo con continui flashback, il cui abuso spesso spezza la fluidità della narrazione cinematografica.
La sceneggiatura vive del solito sarcasmo “alleniano” e il film ne trae il massimo vantaggio, soprattutto grazie al cast: Cate Blanchett ha evidentemente studiato a fondo il suo personaggio, regalandoci un’interpretazione eccellente, senza mai oltrepassare la linea dell’eccessività e del ridicolo; molto brava anche la Hawkins, che dietro la simpatia e l’esplosività riesce a comunicare perfettamente la forza e le debolezze del suo personaggio. I personaggi secondari sono interpretati da attori molto bravi, ma troppo stereotipati, dal dentista provolone al marito Hal, fino ai caricaturali compagni di Ginger.
Blue Jasmine si avvicina alla tragedia in modo tutt’altro che velato, tra delusioni, cadute e lotte per rialzarsi, battaglie non sempre vittoriose all’interno di una commedia disincantata e malinconica;  forse il blu del titolo vuole evocare la calma e la tranquillità sempre più assenti nelle vite dei protagonisti, il freddo e il buio intesi come stati d’animo.

Giorgio Raulli


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