Il mio punto di vista

Una conversazione “aliena”

staff
2 maggio 2012

Siete rimasti affascinati dai miei racconti della scorsa settimana? Piccolo reminder per chi si fosse fatto sfuggire il mio ultimo articolo: Kary Mullis, noto e discusso biochimico, nonchè premio Nobel del 1993 per l’invenzione della PCR, è un amico davvero speciale.
Pensate che nel preciso istante in cui avete iniziato a leggere questa frase, in un qualche laboratorio del mondo un tecnico ha appena iniziato o ha appena terminato una reazione di polimerizzazione a catena. No, non sono impazzita e non sto parlando arabo: la soluzione di un efferato crimine? Una vita da salvare grazie ad un farmaco di nuova generazione? Un test di paternità? Un progetto di ricerca per curare il cancro? Senza pensare di essere a C.S.I., Beautiful o E.R., le volte in cui è ormai necessario eseguire un test di DNA sono infinite. E dobbiamo tutto a lui, a Kary, o meglio alla sua geniale invenzione, che permette di segmentare e studiare il DNA, diventando così uno strumento indispensabile e utile a tutta la società umana.
Ma come ho già avuto modo di dire, non abbiamo a che fare con un “topo di laboratorio” o un noiosissimo cattedratico. Kary, infatti, alterna la serietà dell’impegno al servizio dell’umanità con la passione per l’astrologia e il surf, non tralasciando – indovinate un po’? – il rapporto con gli alieni. Eh sì, anche in questo caso non sto affatto scherzando, avete letto bene: sto parlando proprio di alieni e UFO!
Una sera, seduti sul mio terrazzo, sorseggiando un bicchiere del suo brandy preferito, Kary mi ha confidato di avere avuto un vero e proprio “incontro del terzo tipo”: con quel suo accento tutto particolare, in un americano a dire il vero quasi incomprensibile, mi ha reso partecipe di un’esperienza che ha davvero dell’incredibile, soprattutto se raccontata da un premio Nobel per la Chimica!
Kary ha una sua piccola casa nel bosco sulle alture di Mendocino, in California. Si tratta della classica, deliziosa, casetta delle fiabe, ma proprio lì, mi disse, qualche anno addietro gli era capitato qualcosa di veramente singolare. Ero davvero stupita e sorpresa: era realmente convinto di essere stato rapito dagli alieni? Mi spiegò che mentre era di ritorno a casa, camminando in una stradina che portava alla tenuta con una pila in mano per farsi luce, gli era capitato di fermarsi incuriosito da uno strano spettacolo: infatti davanti a lui si era fermato un procione. E fin qui, quasi nulla di strano. Il fatto è che non solo l’animaletto sembrava un oleogramma, cioè una figura teletrasportata, una proiezione, ma gli rivolgeva anche la parola salutandolo con un cortesissimo “buonasera dottore”. La mattina seguente Kary si era ritrovato esattamente nello stesso punto, ma senza la sua pila, e completamente dimentico di cosa gli fosse accaduto nelle ore precedenti.
Nonostante il suo sgomento, decise comunque di tenere quella assurda storia per se, fino al giorno in cui sua figlia gli disse che le era accaduta la stessa cosa nel medesimo punto della tenuta. In questo caso era presente anche il di lei fidanzato a testimoniare l’accaduto: il ragazzo disse che la sua compagna era scomparsa nel nulla per quattro ore, per poi ricomparire senza sapere dov’era stata.
Ci si può credere o no. In ogni caso non credo che potrete mai trovare un altro premio Nobel che vi racconti di un’esperienza del genere, per giunta inserendola nel suo profilo su internet. E tantomeno potrete incontrare un premio Nobel che creda a tal punto nell’astrologia da scrivere libri e da dichiarare di non capire come mai tale “credenza” non sia stata ancora considerata una scienza esatta, e come tale non venga considerata materia di studio al pari della psicologia o dell’astronomia.
Del resto, non avrebbe potuto essere altrimenti. “Quando ho ritirato il premio Nobel a Stoccolma, – mi ha raccontato – ho pensato che finalmente mi sarei potuto dedicare alla mia passione: il surf”. Kary è così: imprevedibile, folle, geniale.

 

Gabriella Magnoni Dompé