Cinema

Una famiglia particolare

Giorgio Raulli
27 marzo 2015

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La sedicenne Paula (Louane Emera), figlia maggiore di Gigi (Karin Viard) e Rodolphe (François Damiens), ha un ruolo fondamentale per i suoi genitori e per il fratello Quentin (Luca Gelberg): tutti tranne lei sono sordomuti. Paula è indispensabile per mille cose, dalla gestione della loro fattoria in Normandia e della vendita dei prodotti alla coraggiosa e un po’ folle candidatura del padre a sindaco; responsabilità non facile, considerando anche i sogni, le aspirazioni e i problemi tipici dell’adolescenza. Quando il suo insegnante di musica (Eric Elmosnino) nota le sue doti canore, la spinge a partecipare alle selezioni per una nota scuola di canto a Parigi. Una splendida opportunità, che implicherebbe però l’allontanamento dalla famiglia.

Il regista francese Éric Lartigau si è ispirato a un romanzo autobiografico di Véronique Poulain per La famiglia Bélier, ponendo il pubblico di fronte ad un’opera semplice e neanche troppo innovativa, ma che tuttavia conquista immediatamente. I temi sono classici: la famiglia, l’adolescenza, raggiungere i propri sogni; il mix di questi elementi, unito a quella sapienza cinematografica tutta francese che unisce in modo perfetto commedia e pathos in un’unica pellicola, rende il film piacevolissimo, perché va a toccare delle corde, seppur banali, in modo insolito e interessante.

La famiglia di Paula vive il proprio sordomutismo in maniera del tutto serena e “normale”, senza mai mostrare una vera disabilità; chi piuttosto è in difficoltà è la giovane protagonista, che ama i suoi cari ma quasi se ne sente esclusa, costretta ad affrontare i turbamenti e le insicurezze adolescenziali, la scoperta di un amore e di un grande talento, con un peso sulle spalle non indifferente. Argomenti che vincono sempre al cinema, soprattutto se ben dosati e messi in scena con intelligenza, senza eccessi populisti o mielosi.

L’attrice e cantante Louane Emera, notata dal regista nella finale del 2013 di The Voice francese, si dimostra bravissima in una parte tutt’altro che facile, a cominciare dall’imparare le battute nella lingua dei segni, e soprattutto a comunicare emozioni credibili semplicemente con il volto e l’enfasi delle mani. La buona riuscita di La famiglia Bélier risiede in effetti anche nel buon cast, che si destreggia bene tra i momenti di risate e quelli di commozione, senza risultare mai patetico o moralista.

Se da un lato il film di Lartigau gioca sul sicuro sposando una narrazione e una trama densa di elementi popolari, dall’altro riesce a far ridere e soprattutto a far riflettere, non tanto sulle disabilità, ma sulla vita e sulla famiglia, su quanto l’amore che proviamo per i nostri cari possa influenzare il nostro modo di agire, i nostri percorsi personali. In uscita in Italia il 26 marzo.


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