Una mamma per amica

Chiara Fornari
14 aprile 2013

Nessuna di noi nasce mamma, questo è un fatto. C’è chi magari si considera più portata, c’è chi si ritrova mamma senza aver mai desiderato davvero avere un bambino intorno e c’è chi pensava sarebbe stata tutto un altro tipo di esperienza.

Leggere i libri a tema aiuta, documentarsi durante la gravidanza prepara, ma poi alla fine ritrovarsi mamma è sempre una sorpresa e un’esperienza diversa da come ce la s’immagina prima che succeda.

Ciò che si pensava sarebbe stato facile non lo è e ciò che si credeva impossibile o complesso è il minore dei problemi. Un esempio divertente su tutti: il pannolino.

Chissà poi perché i non genitori sono quasi sempre terrorizzati dal non essere in grado di cambiare il pannolino al proprio futuro figlio. Non abbiate paura, è facilissimo, giuro…è il resto che spesso crea qualche problema in più.

Se devo proprio fare outing, vi confesso che trovo che la cosa più difficile sia decidere quale tipo di mamma essere. 

Ormai quasi sette anni fa, prima che nascesse il mio primo figlio, mi piaceva immaginare che con lui sarei stata  “sprint – sempre sorridente – super complice – divertente – alleata – dura solo all’occorrenza – confidente”.

Devo confessarvi che in realtà essere la mamma delle pubblicità si sta rivelando meno facile del previsto. Più passa il tempo, più comincio ad assomigliare alla mamma classica dell’immaginario collettivo che avevo giurato a me stessa non sarei mai stata: quella con il dito alzato e la faccia torva, che ripete le stesse cose all’infinito, che rimprovera, che fa una lista scritta di regole da rispettare.

Ci sono giorni in cui non mi riconosco, in cui vorrei semplicemente essere una loro amica, una compagna di vita con cui poter condividere tutto, ma poi, ora lo so, mi rendo conto che non è di questo che hanno bisogno o almeno non solo.

Oltre alle risate, ai giochi e alle cose divertenti, una mamma deve accettare di essere una mamma con tutto quello che questo comporta.

Ieri per la prima volta il mio quasi seienne mentre parlavo ha alzato gli occhi al cielo e ha sbuffato. Io ho fatto finta di arrabbiarmi, l’ho perfino sgridato, ma in cuor mio ho riso, ne sono stata felice perché se voglio lui spicchi il volo un giorno e riesca con successo ad affermare la sua personalità, allora è giusto, lo è storicamente, è necessario che passi anche attraverso questo.

Mi rivedo bambina, adolescente, sembra ieri, e mi sembra incredibile essere già dall’altra parte, essere io quella noiosa che ripete le stesse cose duecento volte.

Penso alla mia mamma, alla fatica che deve aver fatto con me, credevo che a volte ci provasse quasi gusto a dirmi di no…quanto mi sbagliavo. 
Essere una mamma significa anche e soprattutto portare il peso di scegliere e perseguire ciò che si crede giusto per il proprio bambino, accettando il fatto che ci sia la possibilità, non solo di commettere magari un errore, ma anche di renderlo infelice nell’immediato. 
Conclusione? Quello che posso promettere ai miei figli è di essere anche una loro amica ma, ormai l’ho accettato, dovrò essere necessariamente anche tutto il resto.

E a voi come sta andando? Scrivetemi!

Chiara Fornari