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Arte

Una pratica urbana di Real Social Mobtagging

Marcello Francolini
22 marzo 2014

Fig1

Last22 è uno street artist sannita, nato a Benevento negli anni Ottanta del XX Secolo. Vorrei qui presentare un suo progetto specifico che amplifica le possibilità dell’arte urbana rendendo l’operazione in strada una dinamica iperlink dove l’immagine installata possiede più di un livello di lettura che si manifesta a seconda del grado di partecipazione dei passanti.

Parliamo del progetto svolto a Berlino dal titolo “Last22/Grimm Project”. Tutto è pensato come un nucleo evidente di immagini prospicienti, niente vernice spray nè colori sgargianti, soltanto poster in bianco e nero che si differenzino dal magma multiforme della tela mattonata dell’East Side Gallery, ultimo chilometro residuato della Guerra Fredda. Questi blocchi sono rimasti qui a ricordare il punto esatto del limite tra due vecchie dottrine occidentali. Su questo muro si sono confrontati tra i più abili graffit-artists degli anni ’90. Oggi, nella parte posteriore del muro, la nuova generazione crea un continuum di sperimentazione nel panorama sempre più variegato della street art. In Europa si realizzavano pezzi (dall’inglese “pieces”, abbreviazione di “masterpieces”) ancora prima che arrivasse l’ondata degli American Graffiti, soprattutto per la divulgazione di messaggi politici, com’è il caso parigino del pochoir, ovvero lo stencil. Dunque, già dagli esordi, l’utilizzo degli spazi urbani era non tanto un modo per mostrarsi, quanto per generare un confronto tra diversi pensieri, una modalità d’innovare l’idea stessa della comunicazione che si sottraeva ai normali canali per confluire direttamente sulle strade. Credo che Last22 appartenga a questo filone di ricerca: sovvertire l’attuale modello di comunicazione unendo anche la capacità di produrre opere in site specific, che sono cioè coerenti al luogo e alla cultura “locale”.

Fig2

Le favole dei fratelli Grimm sono state scelte come immaginario tipicamente nordico mediante il quale intraprendere un dialogo familiare con la città.

Passeggiando per Berlino si possono incontrare:

The Nail (Fig.1), dove compare la testa di un cavallo triste per il dolore e per lo sforzo di un chiodo mal inserito, che trafigge e strugge. “Quando hai fretta fai con calma” è la sintesi metaforica in cui trova coerenza il cavallo come icona riflessiva contrapposta alla meccanizzazione dei consumi e della mobilità urbana a tutti i costi.

The golden key (Fig.2), sulle rive dello Sprea. Una cassaforte dal sapore retrò mostra la sua perfezione meccanica, trasformando così l’intero blocco di cemento su cui è posta. La serratura apre a una dimensione retrostante, la si immagina, incuriositi ad entrare, ma con quale chiave? Dov’è la chiave? Forse proprio l’atto stesso dell’immaginare.

In The old baggar-woman (Fig.3) appare come un collage murale, raffigurante un bambino dai tratti nordici che al posto degli occhi ha due rubinetti aperti, con l’acqua che scorre.

Fig3

Ecco che l’esterno, attraverso questo tipo di operazioni, si apre all’ulteriore, diventando complice di una visualità inter-attiva, al pari di quella tecnologica, ma a differenza di quest’ultima realmente tangibile. In effetti il valore essenziale di queste opere si cela nell’azione del mobtag, che connette il mondo reale con quello virtuale. In questa tipologia d’intervento a fianco dell’immagine vi è un QR-CODE da convertire con il cellulare o Ipad: esso ci rimanda alla favola di volta in volta sintetizzata in un’immagine originale prodotta appositamente. In ciò il passante può restare tale o divenire astante. L’immagine può valere per se stessa, ma per essere compresa è necessario stare al gioco. Qui la comunicazione non è diretta, bensì mediata. Un codice ci rimanda a un sito su cui possiamo leggere la favola dei Grimm sulla cui base è stata elaborata l’immagine-sintesi. Solo a questo punto possiamo valutare il tipo di pensiero-immagine che ci ha fornito l’artista e divagare a nostro modo su altre possibili visualizzazioni non verbali della fiaba. Credo che tutto ciò abbia anche un’importanza didattica e sociale nel momento in cui ci si confronta con il sistema della comunicazione. Se questo spesso ci invoglia alla passività, è invece fondamentale investire sia la visualità che l’inducere della volontà del viandante all’approfondimento, alla curiosità o alla ragione, che servono a edificare un vivere sociale “consapevole”.

Intervista a cura di Marcello Francolini

Approfondimenti:
last22.blogspot.it
www.facebook.com/last22.bn

Rubrica Urbanesimo:
www.luukmagazine.com/it/introduzione-allurban-esimo


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