Advertisement
Musica

Una prima assoluta a Milano

staff
25 aprile 2011

Giovedì ho avuto la fortuna di assistere a una prova dell’opera che debutterà in prima mondiale assoluta il 26 Aprile alla Scala e voglio condividerne con voi il racconto.
Si tratta di “Quartett”, opera ideata musicalmente dal giovane compositore italiano Luca Francesconi e messa in scena dal leader della Fura dels Baus, Alex Ollé.
Il soggetto dell’opera, come molti sanno, non è originale; le sue radici, infatti, discendono fino al XVIII secolo e al genio eclettico di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos. Lo scrittore francese pubblicò nel 1782 il notissimo romanzo “Les liaisons dangereuses” che riscosse da subito un notevole successo di pubblico e di critica. Da allora, per quasi 250 anni, le vicende del visconte di Valmont e della marchesa di Merteuil si sono intrecciate ripetutamente, riproposte al pubblico nelle più diverse versioni letterarie, cinematografiche e teatrali. L’interpretazione senz’altro più sferzante del capolavoro settecentesco è del 1982 e appartiene al drammaturgo tedesco Heiner Muller, che scelse il titolo di “Quartett”.
Francesconi ha deciso di basarsi proprio su questa cruda e cinica drammaturgia, riadattando il testo in inglese. I due protagonisti, Valmont (Robin Adams) e la marquise de Merteuil (Allison Cook), vengono ritratti come due esseri condannati alla frustrazione e alla ripetizione eterna di un gioco erotico di seduzione, che altro non può definirsi se non allucinato e morboso. I due si incontrano e scontrano, divenendo ora carnefici ora vittime della propria perversa relazione, che li tiene prigionieri com in una gabbia. Da tutto ciò emerge chiaramente l’intento di critica ad una società che “ha perduto i valori del sacro e della spiritualità” e che, acciecata dalla propria arroganza e dissolutezza, si ripiega su sè stessa, incapace persino alla fine di cogliere la propria disfatta.
Il senso di claustrofobia è coadiuvato alla perfezione dalla scenografia, che imprigiona gli attori all’interno di una piccola stanza sospesa in aria al centro del palco e limita notevolmente il loro campo d’azione. L’allestimento è reso ancora più surreale e inquietante da una serie di proiezioni che si intrecciano sullo sfondo, e dalla presenza aleatoria di un’intera orchestra e un coro che diffondono il proprio suono in sala, senza tuttavia essere visibili al pubblico. L’orchestra è anche la scena dell’importante debutto della finlandese Susanna Mälkki, prima donna a dirigere in un’opera alla Scala.
Tutti gli aspetti della messinscena concorrono a sostenere la tesi del compositore Luca Francesconi, che promuove con convinzione l’idea che sia possibile “non pensare più il teatro d’opera come un tableau vivant, ma come una macchina multimediale che permetta di sperimentare nuovi modi di percezione”. Chissà che non sia questa la strada per un rinnovamento, anche se i budget per realizzazioni di questo tipo sono tragicamente alti rispetto alle somme destinate allo spettacolo italiano in questo momento.
Non mi spingo oltre nella descrizione di uno spettacolo che lascerà i più con il fiato sospeso, nella speranza che il maggior numero dei lettori possa approfittarne.

 

Eva Marti


Potrebbe interessarti anche