Cinema

Una storia d’amore, prima di tutto

Sarah Elisabetta Scarduzio
8 novembre 2013

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É uscito il 24 ottobre in Italia il film francese di cui oggi tutti parlano e scrivono: “La vita di Adele”. Apprezzatissimo e premiato a Cannes, ha fatto molto discutere, forse troppo, suscitando giudizi e svariate controversie quando invece reclamava solamente di essere guardato e amato senza scalfire il cuore della storia ed il suo intento originario.

Adele, una studentessa di liceo, golosa di cibo, di vita, di esperienze nuove e di conoscenza, si innamora di Emma, la giovane donna i cui capelli sono di un intenso e caldo colore blu. È così che comincia la loro travolgente storia: incontratesi per caso, ma attraverso un semplice sguardo istintivamente attirate l’una all’altra, in modo incontrollabile ed inspiegabile, come se un vortice le trascinasse con sè. Subito nasce una grande passione, un amore impetuoso. Sentono il bisogno di vedersi, di stare insieme, di sentirsi vicine, di nutrirsi della propria presenza, dei propri corpi.

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Abdellatif Kechiche dirige un film intenso, reale, ricco di vita, che vuole essere prima di tutto una semplice e vera storia d’amore. Desidera catturare e mostrare ogni aspetto della vita di Adele, nel modo più oggettivo possibile, e ci riesce attraverso gli infiniti e bellissimi primi piani ai volti delle due attrici. Sembra quasi di venire anche noi coinvolti in ciò che accade alla protagonista, di essere lì accanto a lei in ogni scena, e vorremmo poter alleviare il dolore insopportabile che prova quando le due prendono strade diverse perché ci si dimentica completamente della finzione, perché si sente che ancora si amano troppo e alla fine è come se le avessimo conosciute, Adele ed Emma, e non vorremmo lasciarle andare via.

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Kechiche sembra però dare eccessiva importanza alle scene erotiche che sono molto lunghe e dettagliate; si percepisce che dopo qualche minuto nella sala c’è un po’ di imbarazzo e viene spontaneo allontanare lo sguardo dallo schermo come per non voler spiare né rubare quei momenti di intimità che non ci appartengono.

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Sono straordinarie e molto coraggiose Adèle Exarchopoulos, che recita qui per la prima volta ed è sconvolgente, e Léa Seydoux. Per questo lungo e faticoso progetto, hanno dovuto dare tutte loro stesse in un’esperienza estenuante ed estrema, durata diversi mesi, per riuscire ad ottenere quella verità a cui il regista aspirava e che costituisce la bellezza di questa storia.

Sarah Elisabetta Scarduzio


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