Kiki's choice

Una taglia 42 tra le modelle di Calvin Klein

Kiki
19 novembre 2014

0 copertina

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in una notizia che mi ha fatto riflettere su come stia cambiando l’idea di Bellezza femminile, i canoni a cui ogni giorno noi tutte aspiriamo. Ho deciso di condividerla con voi, curiosa di sapere cosa ne pensate.

Tra le modelle scelte da Calvin Klein per la campagna di underwear “Perfectly Fit” realizzata da Lachlan Bailey, al fianco delle bellissime Jourdan Dunn, Lara Stone e Ji Hye Park, spicca Myla Dalbesio.

Myla, 27 anni, sguardo deciso, blu intenso, capelli corvini, 1 e 80 di altezza, in passato ha lavorato con Elle France, Elle Italia e Glamour. Fin qui tutto normale, se non fosse che la Dalbesio è una size 10, ovvero una taglia 42.

Una piccola rivoluzione, il segnale che qualcosa sta cambiando, anche in un brand come Calvin Klein che da sempre propone icone decisamente androgine – come le superskinny Natalia Vodianova e Kate Moss.

Ebbene, sulla scia del trend lanciato da Vogue Italia nel Giugno 2011, con in copertina Tara Lynn, Candice Huffine e Robyn Lawley, fieramente curvy proud, pare che la grande Moda sia colpita da un’inversione di tendenza.

Lo stereotipo della magrezza a tutti i costi sta finalmente tramontando? Potremo cominciare a confrontarci con dei canoni estetici tarati sulla normalità, anziché una perfezione solo apparente – e spesso poco sana? L’idea che la Bellezza sia quella delle donne reali si sta prepotentemente facendo spazio? Questo è senz’altro quello che mi auguro.

Ma quello che mi ha maggiormente colpito è stato il gran polverone che ha investito la modella a seguito di un’intervista ad Elle.com in cui ha affermato di sentirsi una “plus size”.

I cinguettii di risposta su Twitter sono stati durissimi, perché Myla non è certo una “taglia forte”.

E il brand – accusato dai cybernauti di istigazione all’anoressia – è stato costretto a specificare che “Perfectly Fit è stata creata per celebrare e soddisfare le esigenze di donne diverse. E le immagini hanno lo scopo di comunicare che la nostra nuova linea è più inclusiva”.

5

Ma è giusto demonizzare così il commento di una modella che ha ammesso di aver lottato in passato contro un mostro come la bulimia per potersi uniformare alle taglie più richieste dall’haute couture?

Non sarebbe forse più saggio, oltre che più umano, riconoscere una ragazza che, come tante altre, fa fatica ad accettarsi? E che nonostante questo combatte contro gli stereotipi imposti dal suo lavoro. Che è capace di veicolare un’idea di femminilità vera, sana, normale. Senza per questo essere necessariamente super curvy.

Non sarebbe meglio essere positivi di fronte al germe di un cambiamento nell’immaginario comune, e per di più in un terreno tanto insidioso come quello dell’advertising, in cui fino ad ora l’hanno fatta da padrone le donne patinate, le donne photoshop, le donne irrealmente perfette?


Potrebbe interessarti anche