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Leggere insieme

Una tigre all’ora del tè

Marina Petruzio
22 ottobre 2016

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Una tigre all’ora del tè è un libro del 1968. La prima traduzione in italiano data ottobre 2016.  In libreria grazie a Mondadori torna Judith Kerr, l’indimenticabile scrittrice di Quando Hitler rubò il coniglio rosa. Tedesca di nascita britannica di adozione oggi Judith Kerr è una simpatica signora di 93 anni che vive nei pressi di Londra.

Judith Kerr

È un giornata qualsiasi, come ce ne sono tante. Sophie e la mamma si accingono a prendere il loro fumante tè del pomeriggio, quando qualcuno suona alla porta.

Un accenno di disappunto tutto inglese passa sul viso della mamma: chi potrà mai essere inannunciato ospite all’ora del tè?!

Non il lattaio che passa al mattino, non il droghiere che consegna un altro giorno e neppure papà, perché lui ha le chiavi con sé.

L’unico modo per sapere chi è è dunque aprire la porta e quando Sophie lo farà…

È bella la tigre sulla porta, ha un bel sorriso, sereno, gentile. Occhi leggermente obliqui posti al centro di due macchie di pelo bianco. È grande, molto grande, ma feroce proprio no, sebbene affamatissima!

La tigre, seppure sconosciuta, verrà invitata a entrare, sedersi e prendere un tè. Le verranno offerti pasticcini, biscotti, tè e dell’acqua e quando avrà ancora fame le verranno messi a disposizione dispensa e frigorifero e la cena che sobbolle sul fornello.

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Sebbene antropomorfizzata, per cui composta e gentile, ma non vestita!, la tigre lascerà un certo subbuglio in giro per casa quando se ne andrà e soprattutto nulla da mangiare e neppure da bere! Ha prosciugato tutta l’acqua di casa, quella dei rubinetti inclusa!

Ma non andrà poi tanto male alla piccola Sophie: la cena sarà comunque ottima e molto divertente.

Sciocca di una tigre! se tu fossi tornata dal giorno dopo avresti trovato un’enorme scatola del miglior cibo per tigri di tutto il supermercato!

Ma da quel giorno nessuno l’ha più vista…Ciao…Ciao…Ciao!

Partiamo dalla prima illustrazione dove vediamo Sophie seduta al tavolo prendere il tè con la mamma.

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Come nella migliore tradizione inglese la pagina è bianca e al centro l’illustrazione, che ha la meglio sul testo, riguarda l’azione: Sophie e la mamma prendono il tè, null’altro disturba la scena, l’attenzione si concentra tutta lì, per scoprire una serie di particolari.

Che Sophie è indubbiamente una bambina, non la caricatura di una bambina.

Che è vestita. Indossa ben due capi di abbigliamento – e chiaramente dettagliati – tipici del periodo: una maglietta presumibilmente in lana, leggera, sotto ad uno scamiciato. Porta una calzamaglia jacquard e scarpe in vernice nera di quelle con una piccola fibbia che si allaccia a lato. I capelli sciolti sono trattenuti sulla nuca da un nastro dello stesso colore dello scamiciato.

Sophie è una bambina i suoi piedi, da seduta, non toccano terra, sulla sua sedia è stato posto un gonfio cuscino per farla arrivare comodamente al tavolo, per mantenere una buona posizione e soprattutto per fare in modo che possa servirsi da sé.

Dov’è finita quest’infanzia oggi? Dove la rappresentazione dei bambini? L’attenzione, la cura del rito che non è appannaggio solo del neonato, della primissima infanzia: anche i bambini più grandi ne hanno con i loro genitori o con chi si prende cura di loro. La bellezza di questo albo sta anche nel messaggio domestico, intimo.

Ci son dei riti che si rispettano perché rafforzano i rapporti: c’è l’accogliere lo sconosciuto, il nuovo arrivato con fiducia e cortesia, c’è una casa con degli oggetti, quelli che si usano quotidianamente, dalla tanica dell’olio posta nell’armadietto in basso ai libri di cucina sulla mensola vicino ai fornelli, sempre a portata di mano. C’è il portapane e un cavolo verza nel frigorifero con le carote e nella credenza scopino e paletta. C’è una famiglia tradizionale, il tè con le porcellane dipinte in blu, così come la spesa al mercato e la cena fuori con patatine, salsicce e gelato. C’è una minestra che cuoce sui fornelli. E c’è una mamma con un po’ di fianco rotondo e un bel polpaccio di chi cammina con piacere ma anche di corsa!

C’è una quotidianità conosciuta, riconoscibile, personalizzabile.

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L’ accoglienza a qualcuno di diverso da te è il tema centrale di quest’albo che alcuni intendono come una rielaborazione in positivo delle paure di Judith Kerr, bambina vissuta in Germania, in una famiglia di origine ebrea durante il nazismo. Paura delle razzie nazziste, della possibilità di vedersi portar via da casa il papà, le cui idee erano in aperta opposizione al regime.

Ma queste sono storie, leggende che nascono attorno a un libro, che ne creano un ulteriore fascino.

Come se non bastasse questa rossa tigre, grande micio gentile, abbarbicata sulla sedia del tavolo da tè che raccoglie la coda e incrocia le zampe mollemente, pronta ad una conversazione sul tempo e che poi acchiappa la teiera e ne beve il contenuto a garganella e slappotta la minestra direttamente dal pentolino. Una grande tigre da cavalcare! Una magia entrata dalla porta principale!

 

Una tigre all’ora del tè
di e illustrato da Judith Kerr
traduzione Augusto Macchetto
editore Mondadori
euro 15,00
età di lettura per tutti!


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