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Una Venezia enciclopedica

Claudia Alongi
4 giugno 2013

Dopo quattro intensi giorni tra preview e opening party riservati a stampa, addetti ai lavori, volti noti e teste coronate la Biennale di Venezia, la più importante esposizione internazionale d’arte, dà il suo benvenuto al pubblico. E mai titolo fu più evocativo e ambizioso di quello scelto dal direttore artistico di questa edizione 2013, Massimiliano Gioni: Il Palazzo Enciclopedico.

Per chi non lo sapesse, nel 1955 Marino Auriti, un meccanico di origini italiane emigrato negli Stati Uniti, depositò all’ufficio brevetti statunitense l’utopico progetto di un “Palazzo Enciclopedico”, un museo immaginario di 136 piani  e più di 2.000 metri di altezza che avrebbe dovuto ospitare tutta la conoscenza umana. Da qui parte la Biennale firmata Gioni (già direttore artistico della Fondazione Trussardi) che spiega «la mostra non è esclusivamente un’esposizione d’arte, ma racconta questi deliri di onniscienza».

Una girandola di mostre temporanee, performance, padiglioni ed eventi collaterali senza sosta.

Imperdibili il Padiglione Spagnolo di Lara Almarcegui (con una monumentale installazione fatta con cumuli invalicabili di detriti edilizi); il Padiglione del Regno Unito firmato da Jeremy Deller (intriso di giocosi riferimenti agli stereotipi british); il Padiglione Belga (eccezionalmente curato dallo scrittore e premio nobel J.M. Coetzee). Tra le novità, il Padiglione delle Maldive (con l’installazione di un monolite di ghiaccio realizzata da Stefano Cagol che funge da monito per il surriscaldamento globale) e il Padiglione Vaticano (curato dal direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci).

Non può mancare, infine, il Padiglione Italia che porta la firma di Bartolomeo Pietromarchi e si fonda tutto sui binomi fondamentali corpo/storia, veduta/luogo, suono/silenzio, prospettiva/ superficie, familiare/estraneo, sistema/frammento e tragedia/commedia.

Un evento d’arte che, sulla scia della Milano Design Week, si è trasformato per i quattro giorni di vernice appena terminati in un mondanissimo tappeto rosso. Sono stati avvistati, tra gli altri, Cristina Parodi, Barbara Berlusconi, Michelle Hunziker, Afef Jnifen, Vittorio Sgarbi, Ségolène Royal, Naomi Campbell, Lady Goga, Jessica Chastain, Margherita Missoni e Salma Hayek. Presenti anche Milla Jovovich (protagonista di un’installazione firmata Marella all’interno del Padiglione della Bosnia Ezegovina), Leonardo Di Caprio e Carolina di Monaco, giunti in laguna per ammirare la collezione “Peggy Guggenheim” e presenziare al ricevimento organizzato dalla Fondazione Pinault.

La laguna ci aspetta.

Claudia Alongi


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