Cinema

Una vita a “50 e 50”

staff
2 marzo 2012

Diretto da Jonathan Levine e scritto da Will Reiser, che ha basato gran parte della storia sulle sue esperienze di vita, “50 e 50” è una commedia drammatica, dove si intraprende un viaggio emozionale tra i legami familiari, il cancro e tutte le difficoltà che ne derivano. Il regista riesce a fare un ritratto onesto di un uomo che deve combattere contro lo spettro della morte, una storia senz’altro complessa da trattare, ma che con la giusta mescolanza di dramma e leggerezza, funziona molto bene.
Ad Adam (Joseph Gordon-Levitt), un giovane scrittore per la radio pubblica di Seattle, viene diagnosticato un raro cancro alla spina dorsale, con uno tasso di mortalità del 50 per cento. La scoperta scuote il suo mondo piccolo e confortevole, e Adam cerca di dedicarsi a un atteggiamento ottimista, ma a poco a poco prende coscienza del suo destino, abbandona i paraocchi e si lascia andare a ciò che prova veramente.
Costante compagno di Adam è il suo migliore amico Kyle (Seth Rogen), che cerca di vedere il lato positivo della situazione sfruttando la malattia di Adam per abbordare le donne. È un tipo rude, fa battutacce ed è ossessionato dal sesso: un personaggio che sembra fatto su misura per Rogen, che ormai ha il brevetto di questo tipo di ruolo. Inoltre l’attore è nella realtà buon amico dello sceneggiatore del film, tanto da  aver sostenuto Reisen durante tutta la sua contro il cancro.
Interessante è anche il rapporto ambivalente che si instaura tra Adam e Katherine (Anna Kendrick), la psicologa dell’ospedale che lo segue. Infine c’è la madre (Angelica Huston), autoritaria e iperprotettiva, divisa tra un marito che non la considera (a causa del morbo di Alzheimer) e un figlio che si sente soffocato da lei. Joseph Gordon-Levitt fa un lavoro fantastico nell’interpretare i sentimenti contrastanti del suo personaggio: non vuole farsi trattare con i guanti bianchi, ma neanche vuole essere dimenticato, mostrando la paura e la rabbia di un uomo che è in una situazione tremenda. Le classiche atmosfere melense e strappalacrime lasciano spazio a una giusta tristezza e consapevolezza della vicenda, ma anche a un umorismo caustico. Unica nota stonata è forse l’eccessiva presenza di canzoni, che avrebbero la funzione di sottolineare i sentimenti di alcune sequenze, ma che rischiano di ottenere l’effetto opposto.
Il film è stato candidato ai Golden Globe 2012 come “Miglior film commedia o musicale“ e Gordon-Levitt come “Miglior attore in un film commedia o musicale“ (premi poi assegnati all’onnipresente “The Artist”).

 

Giorgio Raulli


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