Cinema

Un’estasi di immagini perfette

Sarah Elisabetta Scarduzio
18 aprile 2014

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In un convento della Polonia degli anni ’60,  Anna è una giovane novizia in procinto di prendere i voti per poter diventare suora.  Del suo passato non sa nulla, da piccola infatti è stata cresciuta in orfanotrofio e lì si sono presi cura di lei fino a quel momento.

Un giorno, però, la madre superiora la informa che è ancora in vita l’unica parente che ha, sua zia Wanda Gruz, e la invita ad andare a conoscerla a Varsavia prima di prendere la sua scelta definitiva e dedicarsi alla fede per il resto della sua vita.

Wanda è una donna matura, bella, elegante e disinvolta, ma nei suoi occhi si legge una tristezza e un dolore inafferrabile. É un magistrato e, negli anni della sua giovinezza, è stata un’attiva e convinta sostenitrice del governo comunista contro il nazismo e, fedele ai suoi ideali, ha condannato a morte diversi uomini.

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Si incontrano così due donne che sono agli antipodi per età, carattere e stile di vita, ma accomunate da una solitudine che le lega. Dopo un primo momento di distacco e cinismo da parte di Wanda e qualche esitazione della timida Anna, che per la prima volta entra in contatto con il mondo reale, le due si cominciano a conoscere e Wanda le parla della sua storia, dei suoi genitori, rivelandole che in realtà il suo vero nome è Ida Lebenstein, che è ebrea ed è stata l’unica della sua famiglia ad essere sopravvissuta all’Olocausto.

Cominciano così un viaggio per ritrovare dove i genitori siano stati sepolti e conoscere la verità su come siano stati uccisi.

Durante questo viaggio, che è anche un percorso interiore, Wanda e Ida imparano a conoscersi meglio, si avvicinano e trovano l’una nell’altra quella presenza che non hanno mai avuto. Ida ritrova le sue radici e anche se stessa in quanto, sebbene la spiritualità che è in lei sia fortissima, accanto a Wanda si riscopre donna, riscopre il suo corpo e la sua femminilità.

Pawel Pawlikowski è il regista di questo piccolo grande film che attraverso la scelta del bianco e nero, della musica jazz e dei lunghi spazi donati al silenzio, porta sin dalla prima scena nel periodo storico narrato. Riesce così a far assaporare il gusto di un’epoca cupa e claustrofobica in cui si sentivano ancora gli effetti che la guerra e il regime comunista avevano provocato sul Paese e sui suoi abitanti, dipingendo immagini di ricercata bellezza.

E le due attrici principali, nel ruolo di Wanda e Ida, riescono con poche battute a catturare e sedurre chi le guarda.

Ida fa sicuramente parte di quelle opere rare e belle che colpiscono.

Sarah Elisabetta Scarduzio


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