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Arte

“Unicità nella diversità”: viaggio nelle Officine Saffi

staff
4 giugno 2011


Nel contesto mondiale della globalizzazione a noi contemporaneo irrompono con prepotenza scenari inquietanti di appiattimento culturale e di livellamento identitario. L’uguaglianza tanto auspicata minaccia di abbattere il dinamismo intellettuale ed artistico su cui la nostra civiltà ha fondato il proprio successo. Ecco allora la necessità di riscoprire nella tradizione quei fondamenti irrinunciabili su cui costruire una modernità davvero autenticamente innovativa.
É proprio questo il pregio delle Officine Saffi, sorte con l’obiettivo di dedicare alla ceramica e al recupero dei mestieri d’arte uno spazio espositivo nel centro storico di Milano, in via Saffi 7. Si riempie così un vuoto, reo di trascurare una forma espressiva poco nota al grande pubblico ma di grande fascino.
Realtà unica nel panorama nazionale, le Officine sono uno spazio di 150 metri quadrati che si configura come luogo d’elezione per lo sviluppo di un progetto sinergico, attivo su tre fronti paralleli: spazio espositivo, laboratorio, progetto editoriale (“La ceramica in Italia e nel mondo”).
Si tratta dunque di una concezione artistica improntata su un’idea di “fare arte” di natura intimamente poietica: la consapevolezza dell’importanza della “messa in mostra” dell’arte non limita la preminenza di una visione attiva e creatrice del manufatto artistico.
Lo spirito tradizionale si fonde con la modernità degli spazi e delle opere attualmente esposte nella collettiva “Open to art”, aperta fino al 31 luglio. Ivi sono esposte le opere di sette grandi ceramisti di fama internazionale: dalle pentole di Riccardo Biavati, che sembrano uscire direttamente da una favola, alle oniriche installazioni scultoree di Martha Pachon Rodriguez; dalle bianche porcellane traslucide di Arnold Annen alle personali interpretazioni del Naked Raku di David Roberts; dalle superfici texturizzate di Guido De Zan alle figure in volo di Mariano Fuga, alle terrecotte tipicamente mediterranee di Nicola Tripodi.
Il progetto è frutto dell’impegno della gentilissima ed appassionata proprietaria, Laura Borghi, la quale spiega in questi termini il senso ultimo delle Officine Saffi: “Ho sempre ritenuto riduttivo definire la ceramica arte minore, per questo ho voluto regalarle uno spazio esclusivo in una città che da sempre anticipa le tendenze in ogni campo.”
All’inaugurazione delle Officine hanno presenziato alcune personalità di spicco della cultura milanese, fra cui il celebre storico e critico d’arte Philippe Daverio. Il contributo interpretativo dell’illustre intellettuale fonda una efficace suggestione: “plasmare la terra è uno dei primi gesti dell’uomo. Lo ha imparato direttamente da Dio, che plasmando la terra fece lui. Poi di strada ne abbiamo fatta tanta, in mezzo ai fiumi -mesopothamos- settemila anni fa abbiamo imparato a far girare la terra su una ruota, poi abbiamo applicato la ruota al carro, poi abbiamo ripreso la doppia ruota del carro e abbiamo inventato il tornio. Così è nato il vaso, e ancora oggi così lo si fa”.
Al lettore non resta che sperimentare di persona l’autenticità dell’arte ceramica.

 

Luca Siniscalco


www.officinesaffi.com


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