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Uniqlo sbarca a Milano: ecco perchè ci piacerà

Clarissa Monti
14 novembre 2016

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Il fast fashion giapponese si prepara a sbarcare a Milano: Uniqlo aprirà in piazza Cordusio 2, a fianco della futura sede di Starbucks.

L’intenzione del colosso della moda low cost era nota oramai da tempo, mancava solo la location, che ora è finalmente arrivata: si tratta di uno dei palazzi storici del centro di Milano, attualmente proprietà del fondo americano Blackstone e del gruppo Hines, costato circa 130 milioni di euro.

Le trattative sono ancora in corso, ma se dovessero andare a buon fine il brand aprirà il suo primo punto vendita italiano entro la metà dell’anno prossimo, andando così a rafforzare la sua presenza in Europa. Attualmente il brand conta più di 1600 store nel mondo.

JW Anderson al termine di una sfilata: maglioncino in cashmere blu di Uniqlo, jeans e sneakers sono la sua divisa d'ordinanza

JW Anderson al termine di una sfilata: maglioncino in cashmere blu di Uniqlo, jeans e sneakers sono la sua divisa d’ordinanza

Per chi si stesse chiedendo se avevamo davvero bisogno dell’ennesimo marchio di fast fashion, dopo Zara, H&M e Primark – solo per citare i più noti – la risposta non può che essere affermativa. Uniqlo si caratterizza infatti per una linea imprenditoriale ben precisa: quella di proporre solo capi casual ed essenziali, facendosi portabandiera di uno stile funzionale e sobrio, che nella sua classicità  se ne infischia delle mode del momento. Insomma, un casualwear basico, di discreta qualità e capace di durare nel tempo. E il segreto del suo successo è proprio questo. Tanto che alcuni dei suoi capi sono diventati uno statement: basti pensare ai suoi piumini leggeri, disponibili in una miriade di colori, alla giacca di lana che dagli anni Novanta ad oggi rimane uno tra i capi più venduti o al maglioncino in cashmere blu divenuto la “divisa da lavoro” di stilisti del calibro di J.W. Anderson.

Non è dunque un caso che la compagnia, nata nel 1949 nella città industriale di Ube, in poco più di 60 anni sia stata in grado di trasformarsi da una piccola azienda tessile a conduzione familiare nella quarta catena di abbigliamento al mondo, rendendo il suo proprietario, Tadashi Yanai, l’uomo più ricco del Giappone.


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